Mps boccia l’offerta di Intesa Sanpaolo: premio basso e rischi Antitrust, cda apre a Banco Bpm

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi di Siena ha respinto l’offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) da oltre 30 miliardi di euro lanciata da Intesa Sanpaolo, giudicando il corrispettivo non adeguato a riflettere il valore effettivo dell’istituto senese.

Nel corso della riunione tenutasi giovedì 16 luglio, il board guidato dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio ha formulato una serie di osservazioni critiche sulle basi finanziarie dell’operazione, sollevando al contempo la necessità di approfondire la proposta alternativa presentata da Banco Bpm, ritenuta maggiormente rispettosa dell’integrità del perimetro aziendale.

Premio e sinergie sotto la lente di Rocca Salimbeni

Secondo quanto reso noto dal cda, il premio del 12,5% riconosciuto da Intesa Sanpaolo rispetto al prezzo ufficiale del titolo precedente all’annuncio risulta nettamente inferiore rispetto alla media osservata in operazioni comparabili del settore bancario italiano, attestatasi intorno al 30% e al 41% per la media ponderata a un mese.

Alla luce delle quotazioni del 15 luglio, il corrispettivo proposto – pari a 1,6 azioni Intesa e 1 euro in contanti per ogni azione Mps – esprimerebbe addirittura uno sconto del 3,3%, destinato ad ampliarsi fino al 6,2% considerando l’aggiustamento per il dividendo interim che l’istituto milanese distribuirà a novembre.

Il cda di Siena ha inoltre messo in discussione la sostenibilità delle sinergie stimate dall’offerente, quantificate in circa 2,9 miliardi annui al lordo delle imposte. Un valore che, secondo gli advisor UBS e BofA Securities che hanno assistito il Monte, appare “elevato rispetto alla dimensione economica del perimetro Mps” e superiore ai benchmark di settore, dove le sinergie di ricavo e costo si attestano mediamente intorno al 7% e al 25% della base della società target.

La banca toscana contribuirebbe per circa il 34% del patrimonio netto tangibile combinato, mentre agli azionisti verrebbe riconosciuta una partecipazione pari soltanto al 22% del capitale della nuova entità.

Il nodo Antitrust e la cessione degli sportelli a Unipol

Tra le criticità evidenziate dal board spiccano le significative incertezze di natura regolamentare e Antitrust, nonostante l’accordo sottoscritto da Intesa Sanpaolo con Unipol per la cessione di circa 635 sportelli – pari a circa la metà della rete Mps – e del marchio storico della banca. Secondo Rocca Salimbeni, il corrispettivo pagato da Unipol implicherebbe un multiplo P/E di circa 7,6 volte, inferiore rispetto ai multipli medi di valutazione delle banche italiane.

Particolarmente delicato appare il trattamento della partecipazione del 13,2% in Generali, detenuta da Mps tramite Mediobanca, che nel quadro dell’offerta finirebbe in pancia a un gruppo concorrente del Leone di Trieste. Il cda ha sottolineato come “permangano elementi di incertezza” in merito alle valutazioni delle autorità competenti sull’acquisizione di tale quota, avuto riguardo al ruolo di rilievo di entrambe le società nel mercato italiano dell’assicurazione vita.

Un ulteriore profilo di rischio riguarda il cosiddetto Danish Compromise, il cui mancato riconoscimento potrebbe bruciare 60-70 punti base sull’indicatore di solidità patrimoniale Cet1 Ratio.

L’alternativa di Banco Bpm e il progetto con Mediobanca

Di fronte a quelle che ha definito “rilevanti incertezze” sull’operazione di Intesa Sanpaolo, il cda di Mps ha scelto di lasciare la porta aperta alla proposta di aggregazione avanzata da Banco Bpm lo scorso 7 giugno. Il board ha infatti stabilito che tale ipotesi “merita un approfondimento completo e rigoroso”, in quanto prospetta un’operazione industriale fondata sulla valorizzazione dell’intero perimetro del Monte e “non presuppone la disaggregazione delle attività, della rete distributiva e del marchio”.

Una scelta che è stata accolta con “soddisfazione” da un portavoce di Banco Bpm, che ha ribadito la valenza industriale e la concretezza della propria proposta.

Il consiglio di amministrazione senese ha comunque precisato che proseguirà la valutazione dell’Opas di Intesa Sanpaolo, nel rispetto dei doveri fiduciari, mentre continuerà a mantenere l’attenzione sul proprio piano di crescita e sull’esecuzione dell’integrazione con Mediobanca. Secondo il mercato, eventuali sviluppi sulla pista con Banco Bpm dovrebbero concretizzarsi prima del 7 agosto 2026, data di pubblicazione dei conti semestrali di Siena, per consentire la convocazione delle assemblee straordinarie in parallelo con quella già fissata da Intesa per il 10 settembre.

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