Indagine su gestori centri migranti: sequestro da 720mila euro per presunte frodi e maltrattamenti
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Redazione Interno
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Un'operazione dei Carabinieri del NAS di Firenze, con il supporto dei militari di Salerno, ha portato all'esecuzione di cinque misure cautelari personali e al sequestro preventivo di beni per circa 720.000 euro. L'indagine rivela un presunto sistema articolato che avrebbe trasformato l'accoglienza dei richiedenti asilo in un business a danno dello Stato e delle persone più vulnerabili. La misura patrimoniale colpisce una società con sede legale a Castel San Giorgio, in provincia di Salerno.
Condizioni disumane nei centri
L'indagine, che unisce Toscana, Campania e altre regioni, è partita da una semplice ispezione in un centro per migranti nell'area di Pistoia. Il sopralluogo ha portato alla luce carenze igienico-sanitarie gravissime, con ambienti invasi da sporcizia, muffe e liquami. Alcuni ospiti, costretti a vivere in quel degrado, hanno sviluppato seri problemi dermatologici.
Le testimonianze: minacce e privazioni
Le testimonianze degli ospiti hanno dipinto un quadro ancora più fosco. I richiedenti asilo hanno denunciato la sistematica mancanza di beni di prima necessità: cibo insufficiente, assenza di lezioni di italiano e il pocket money pattuito mai erogato. Secondo gli inquirenti, a ciò si aggiungeva la pratica delle minacce per costringere le persone a firmare registri di presenza falsi, attestando servizi mai resi.
Il presunto sistema fraudolento
Secondo la tesi della Procura, la cooperativa coinvolta avrebbe messo a punto un meccanismo fraudolento di notevole portata, basato sulla certificazione di prestazioni inesistenti e sulla ripresentazione delle stesse fatture. Questo sistema avrebbe permesso di incassare dallo Stato ingenti finanziamenti, quantificabili in oltre un milione di euro. Denaro pubblico che, stando alle accuse, è stato dirottato verso scopi illeciti, mentre i migranti vivevano senza acqua calda, riscaldamento e, in alcuni casi, persino senza energia elettrica.




