Una di famiglia – The Housemaid: il thriller domestico che resuscita un genere e conquista il box office, pronto al sequel
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Riemerge dalle atmosfere claustrofobiche degli anni Novanta, quando il pericolo si annidava dietro le tende di pizzo e nelle pieghe di una vita apparentemente perfetta, il modello narrativo che "Una di famiglia – The Housemaid" riporta in auge con calcolata modernità. Il film, diretto da un Paul Feig sorprendentemente distante dalle sue consuete commedie, attinge a piene mani dalla tradizione del thriller domestico al femminile, un sottogenere che in pellicole come "La mano sulla culla" faceva leva su pochi ambienti, su una tensione sessuale strisciante e su una rivalità di classe esplosiva. Feig, però, non si limita a un'operazione di revival, ma deforma quelle coordinate originarie, spingendo la storia verso un registro quasi fiabesco dove il realismo psicologico cede il passo a una crudeltà giocosa e a un ritmo serrato di colpi di scena, il che, stando ai risultati di botteghino, si è rivelata una formula vincente.
Dal successo al seguito: è già in cantiere The Housemaid 2
L'accoglienza positiva del pubblico, infatti, ha spinto la Lionsgate a confermare ufficialmente la produzione di un sequel, il cui sviluppo sarebbe già avanzato da diversi mesi. La casa di produzione ha dato il via libera all'adattamento del secondo libro della trilogia letteraria ideata da Freida McFadden, da cui è tratto il primo film, affidando probabilmente di nuovo la regia a Feig. Questo passaggio, che bypassa le semplici speculazioni per concretizzarsi in un progetto lavorativo, dimostra come il ritorno a quel particolare immaginario thriller non sia stato un esperimento nostalgico, ma abbia intercettato un gusto del pubblico contemporaneo, desideroso di quelle dinamiche claustrofobiche e di quelle battaglie di nervi, seppur rivisitate con un'estetica più contemporanea e un tono più marcatamente orientato allo spettacolo.
Il potere dell'ambiguità: il finale che divide e intriga
Centrale nel meccanismo del film, distribuito in Italia da 01 Distribution per Rai Cinema e Leone Film Group e apertura delle uscite cinematografiche del 2026, è il finale, un capitolo che ha naturalmente generato discussioni e richieste di chiarimenti. Senza svelarne i contorni, che ruotano attorno alle performance delle protagoniste Sydney Sweeney e Amanda Seyfried e a quella di Michele Morrone, si può affermare che gli eventi conclusivi lavorano proprio sull'ambiguità e su un ribaltamento di prospettive che modifica radicalmente la lettura di quanto visto in precedenza. Quella che sembrava una semplice lotta per il potere all'interno di una dimora borghese si rivela essere un gioco molto più complesso, i cui esiti lasciano volutamente aperti alcuni interrogativi sul vero volto dei personaggi e sulle loro motivazioni più profonde, un escamotage narrativo che prepara evidentemente il terreno a un possibile seguito.
Le protagoniste sul futuro: un ritorno possibile
Proprio la possibilità di un ritorno è stata affrontata, in sede promozionale, dalle due attrici protagoniste, le cui interpretazioni sono state essenziali nel bilanciare la deriva fiabesca del racconto con una necessaria carica di verosimiglianza emotiva. Le loro dichiarazioni, pur senza anticipare nulla di concreto, hanno contribuito a mantenere viva l'attenzione sul progetto, alimentando quell'interesse che il botteghino aveva già misurato in modo tangibile. Il percorso di "Una di famiglia – The Housemaid" delinea così un caso interessante: la rivitalizzazione di un filone considerato forse datato, ma riproposto con gli strumenti del cinema di genere moderno e con un cast in grado di attrarre un pubblico vasto, dimostra che certe tensioni narrative, se calate in un contesto attuale e trattate senza pedissequo rispetto per i modelli del passato, possono ritrovare una potentissima efficacia.




