Venezia si illumina per la Festa del Redentore tra fede, storia e spettacolo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Ogni anno, quando il terzo weekend di luglio colora il cielo della laguna, Venezia si consegna a una magia che fonde devozione e festa popolare. La Festa del Redentore, nata nel 1577 per celebrare la fine di una pestilenza che decimò la città, si ripete con un rituale che attraversa i secoli, mescolando sacro e profano. Quella che i veneziani chiamano la "notte famosissima" ha richiamato anche quest’anno oltre centomila persone, accorse per assistere allo spettacolo pirotecnico che, alle 23:30, ha incendiato il cielo sopra il Bacino di San Marco.

I fuochi, dedicati a Giacomo Casanova nel trecentesimo anniversario della nascita, hanno trasformato la città in un palcoscenico galleggiante, con migliaia di barche addobbate e le rive – dalle Zattere alla Giudecca, da San Marco agli Schiavoni – gremite di spettatori con gli occhi rivolti all’insù. "Bravi! Bravi!", hanno urlato in coro, mentre gli smartphone catturavano esplosioni di luce sincronizzate con musiche d’epoca, in un omaggio al seducente avventuriero veneziano. Sei mila scie luminose, lanciate in venticinque minuti, hanno disegnato riflessi sull’acqua, moltiplicando l’incanto di una serata che non tradisce mai le attese.

Non solo spettacolo, però. La festa affonda le radici in un voto fatto dal Senato della Serenissima per scampare alla peste, e il ponte votivo allestito sul Canale della Giudecca – lungo 330 metri e percorso da fedeli diretti al tempio del Palladio – ricorda quell’antica gratitudine. La regata, svoltasi nel pomeriggio nel bacino della Giudecca, ha aggiunto un tassello di tradizione, con equipaggi in competizione tra le acque calme, sotto lo sguardo del consigliere delegato alle Tradizioni, Giovanni Giusto. Tre gare hanno acceso gli animi, dimostrando come la festa resista al tempo senza perdere il suo carattere di rito collettivo.

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