La replica di Norris a Verstappen: “Se ti vuoi ritirare, fallo, nessuno ti obbliga a restare”
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Redazione Sport
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Il paddock del Bahrain, solitamente teatro di riunioni tecniche e primi assaggi di cronometro, si è trasformato in questi giorni in un ring mediatico. A meno di un mese dal via della stagione, che prenderà il via il 6 marzo da Melbourne, il mondiale di Formula 1 si è già acceso, e non tanto per i riscontri cronometrici – sempre relativi in questa fase – quanto per le scintille verbali tra i due protagonisti che si sono giocati il Titolo fino all'ultima curva lo scorso anno. Il pomo della discordia, per usare un eufemismo, è il nuovo regolamento tecnico che entrerà in vigore a breve, un giro di vite normativo che ha già spaccato l'opinione dei piloti. Max Verstappen, dopo aver completato le prime tornate di assestamento sulla sua Red Bull, non le ha mandate a dire: ha definito le nuove vetture, concepite per gestire un complesso sistema di recupero energetico, niente meno che delle “Formula E sotto steroidi”, aggiungendo con il suo solito tranchant che guidarle non è affatto divertente e che il Circus, a questo punto, rischia di snaturarsi.
Una dichiarazione di guerra, la sua, che non poteva rimanere senza replica. E puntuale è arrivata la contro-replica di Lando Norris, il campione del mondo in carica che sulla McLaren ha costruito la sua ascesa. Interpellato dai media presenti a Sakhir, il britannico ha risposto per le rime al quattro volte iridato, usando il suo stile apparentemente scanzonato ma tagliente. “Se vuole ritirarsi, può farlo”, ha esordito Norris, gelando i cronisti. “La Formula 1 cambia continuamente, a volte è più bello guidare, a volte meno. Ma noi veniamo pagati una cifra assurda per stare al volante, quindi lamentarsi più di tanto mi pare fuori luogo”. Il concetto, espresso con una freddezza chirurgica, è che nessuno, nemmeno un fuoriclasse come l'olandese, è obbligato a restare se il gioco non gli piace più. “Può cercarsi qualcos’altro da fare, non è mica costretto a essere qui. Come me, del resto, e come tutti gli altri”.
Il paradosso della nuova era tecnica tra gestione e spettacolo
Le parole del pilota della McLaren, che pure ha ammesso come le nuove vetture siano meno intuitive e richiedano un approccio completamente diverso, non sono però una difesa d'ufficio del nuovo corso. Piuttosto, Norris sembra voler sdrammatizzare l'impatto delle novità, pur riconoscendo le difficoltà. “È una sfida”, ha spiegato, “diversa, certo, ma stimolante per noi e per gli ingegneri. Dobbiamo imparare a interpretare le cose in un altro modo, a gestire l'energia in maniera certosina. Ma la sostanza non cambia: guidiamo delle monoposto e giriamo il mondo, non mi sembra ci sia molto da recriminare”. Quasi una frecciata, la sua, indirizzata a chi sembra già con la valigia in mano dopo appena due giorni di test collettivi. Il punto, per il campione inglese, non è tanto se le nuove macchine siano più o meno divertenti del passato – “non hanno lo stesso feeling perfetto degli ultimi anni”, ha ammesso – ma l'atteggiamento con cui si affronta il cambiamento.
E il paradosso, in questa prima uscita ufficiale della stagione 2026, è proprio questo: da una parte c'è Verstappen che tuona contro una Formula 1 che non gli piace, un format che obbliga i piloti a fare i conti con il lift and coast e la ricarica delle batterie quasi come in una gara di efficienza, snaturando a suo dire la lotta ruota a ruota; dall'altra c'è chi, come Norris, pur non nascondendo le difficoltà – “certamente non va forte come prima e non si guida in modo perfetto” – sceglie di vedere il bicchiere mezzo pieno, considerando il nuovo corso come un enigma da risolvere piuttosto che come un tradimento della tradizione. Resta il fatto, ed è bene sottolinearlo, che il nuovo regolamento è stato scritto e approvato da tutti, e che le squadre ci stanno lavorando da mesi. Verstappen, dal canto suo, sa bene che il tempo speso al simulatore e in fabbrica è stato immenso, ma la sua onestà intellettuale – o forse la sua insofferenza cronica per le mezze misure – lo porta a dire ad alta voce ciò che molti nel paddock pensano sottovoce.
Il richiamo della Formula E e la replica dai box di Jeddah
Ironia della sorte, mentre in Bahrain si consumava il botta e risposta a distanza tra i due alfieri della Formula 1, a Jeddah, in Arabia Saudita, si correvano gli ePrix validi per il mondiale interamente elettrico. E l'eco delle parole di Verstappen, quello che aveva bollato le nuove F1 come una versione potenziata della serie elettrica, è arrivato fino ai box del tracciato sul Mar Rosso. Tommaso Volpe, il manager italiano a capo delle operazioni sportive di Nissan in Formula E, ha colto la palla al balzo per rispondere con una punta di ironia alle frecciate dell'olandese. “Non dirlo a nessuno”, ha scherzato Volpe, “ma a Max un contratto per i quattro anni della Gen4 glielo abbiamo già fatto”. Una battuta, la sua, che evidentemente allude alla possibilità di vedere un giorno Verstappen cimentarsi con le silenziose ma tecnologicamente avanzate vetture a batteria, magari quando la noia per i troppi protocolli di gestione energetica in F1 dovesse davvero prendere il sopravvento.
Non è solo una provocazione, quella del manager Nissan, perché a suffragare l'idea che il quattro volte iridato potrebbe essere un asset per qualsiasi categoria è intervenuto anche Florian Modlinger, il capo della squadra ufficiale Porsche. “Credo che Max sarebbe il benvenuto in qualsiasi classe”, ha osservato il tedesco, “se solo avesse voglia di provare una macchina diversa. Le possibilità, per uno come lui, ci sono eccome”. Parole che suonano quasi come un invito ufficiale, o quantomeno come un'apertura di credito nei confronti di un pilota che, al netto delle polemiche, continua a essere il riferimento indiscusso in termini di talento puro. E mentre il Circus della Formula E guarda con interesse alle esternazioni del campione Red Bull, in Bahrain si continua a girare, con Verstappen che, nonostante le critiche, resta il favorito per lo start della stagione. Perché, come giustamente ha osservato Norris, “Max non smetterà mai di provare a vincere, semplicemente magari sorriderà un po' meno”.




