Il Chelsea di Maresca domina il Psg e conquista il Mondiale per club: Palmer e João Pedro trascinano i blues

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Non era scontato che il Mondiale per club potesse diventare un trofeo capace di emozionare come la Champions League, eppure Enzo Maresca, alla guida del Chelsea, ha dimostrato che forse vale la pena ricredersi. «Diventerà importante come la Champions, se non di più», aveva detto l’allenatore italiano prima della finale, e ora, dopo il 3-0 inflitto al Psg, le sue parole suonano quasi profetiche. Non che il torneo abbia già raggiunto quel prestigio, ma il modo in cui i blues l’hanno vinto – senza fronzoli, con una identità precisa e una superiorità tattica incontestabile – lascia pensare che, almeno per loro, questa competizione abbia un valore reale.

La partita, giocata sotto gli occhi di Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, che ha consegnato il trofeo a Reece James, è stata una lezione di calcio. Il Psg, considerato favorito, è stato annichilito da un Chelsea che ha unito concretezza e qualità, con Cole Palmer autore di una doppietta e João Pedro a sigillare il risultato su suo assist. Quello che ha colpito, oltre al punteggio, è stata la differenza tra le due squadre: tecnicamente, fisicamente, ma soprattutto mentalmente. Luis Enrique, reduce da una stagione di successi, non ha trovato antidoti al gioco organizzato degli avversari, mentre Donnarumma, tra gli sconfitti più amareggiati, ha persino rischiato una reazione violenta nel finale, con un gesto irruento verso un avversario.

Quello che Maresca sta costruendo a Londra, del resto, è un progetto chiaro. Non è una squadra che incanta con dribbling o trame intricate, ma sa quello che deve fare: pressing alto, transizioni rapide, e quando serve, anche il lancio lungo per spezzare la pressione avversaria. Un approccio che ha cancellato il mito del “calcio dominante” a cui il Psg sembrava aver votato la sua stagione.

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