La Juventus lavora da novembre a Bernardo Silva, ma per il suo sì bisognerà attendere fine aprile

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La Juventus, si diceva, si era iscritta da tempo alla corsa che porterà Bernardo Silva, una volta scaduto il vincolo contrattuale che lo lega al Manchester City, a scegliersi una nuova destinazione. E di quel lavoro, cominciato in sordina nello scorso autunno, oggi si conoscono contorni più definiti: primi contatti a novembre, poi un nuovo approccio più strutturato, infine l’attesa. Quella, soprattutto, di una risposta che il centrocampista portoghese, classe 1994, ha rinviato a fine aprile, quando la stagione corrente avrà offerto il quadro definitivo – o quasi – dei traguardi raggiunti dai suoi attuali compagni e delle ambizioni di chi, come la società bianconera, cerca di convincerlo a vestire una maglia diversa dopo anni di successi in Premier League.

Il progetto, la durata del contratto e l’ingaggio: le tre leve della Signora

Non potendo competere con le super potenze economiche del calcio europeo, e men che meno con le abitudini di uno stipendio plasmato sulle cifre praticate in Inghilterra, la dirigenza juventina ha scelto di puntare su un pacchetto di incentivi che vadano oltre il semplice aspetto economico. Il fascino del club, certo, ma anche la prospettiva di diventare il perno di un ciclo nuovo: ecco i due elementi immateriali su cui la Continassa ha costruito la propria proposta. Il terzo, invece, è un contratto triennale – così come trapela dalle indiscrezioni – pensato per dimostrare al giocatore, capitano del City con un palmarès da ventiquattro trofei (tra cui sei Premier League e una Champions League), che il progetto bianconero intende costruire attorno alla sua esperienza e alla sua qualità. Un’offerta, quella economica, che non è stata ancora dettagliata nei numeri ma che, per essere competitiva, dovrà tenere conto di un elemento variabile e al momento ancora incerto: la qualificazione alla prossima Champions League, vitale non tanto per il prestigio quanto per la capacità di finanziare una campagna acquisti ambiziosa senza compromettere i conti.

In attesa della Champions, la strategia si gioca sull’anticipo

I bianconeri, forti di un lavoro iniziato prima di molti altri, hanno provato a giocare d’anticipo: sondare l’entourage del portoghese, tastare il terreno, piazzarsi in vantaggio rispetto a concorrenti che, almeno sulla carta, potrebbero offrire maggiori garanzie economiche immediate. Il nodo, ed è questo il vero ago della bilancia, rimane legato al campo. La partecipazione alla prossima Champions League, ancora da assicurarsi matematicamente, rappresenta un passaggio obbligato per dare gambe finanziarie a un’operazione di questo calibro e, non secondariamente, per offrire al giocatore un palcoscenico che corrisponda alla sua ambizione. Non a caso il portoghese, abituato a giocarsi i titoli fino all’ultima giornata, ha scelto di prendersi del tempo: una decisione solo a fine aprile, quando il quadro delle certezze sportive sarà più chiaro e sarà possibile valutare con maggiore consapevolezza le reali prospettive di chi si è fatto avanti.

L’identikit del centrocampista: leadership, trofei e quella qualità per bruciare le tappe

Bernardo Silva, trentunenne, capitano del Manchester City nel corso di questa stagione, rappresenta per Luciano Spalletti – ma il discorso vale per qualsiasi allenatore – un innesto capace di incidere su più fronti. Da un lato c’è la dimensione del carisma: ventiquattro trofei in bacheca, la consuetudine con le sfide che contano, una leadership che in una squadra giovane o in fase di ricostruzione può fare la differenza. Dall’altro, naturalmente, la qualità tecnica: un centrocampista che ha saputo adattarsi a più ruoli nel sistema di Pep Guardiola, mantenendo sempre una capacità di lettura del gioco e una proprietà di palleggio sopra la media. Per la Juventus, che cerca di ridurre i tempi di un percorso di rilancio già avviato, l’obiettivo dichiarato sarebbe proprio quello di bruciare le tappe: portare a Torino un giocatore abituato a vincere, con la consapevolezza che un ciclo di successi non si inaugura solo con investimenti economici ma anche con innesti che trasmettano mentalità. Di qui la scelta di puntare su di lui con insistenza, nella consapevolezza che l’ultima parola, verosimilmente, spetterà al diretto interessato quando deciderà quale delle proposte ricevute sarà in grado di garantire il miglior compromesso tra ambizioni sportive e prospettive contrattuali.

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