Caro prezzi estivi, il suicidio cilentano: dalla spiaggia al Gelbison
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Redazione Interno
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Mentre il dibattito sul carovita infiamma le cronache, con stabilimenti balneari semideserti e albergatori alle prese con una stagione turistica fiacca, dal Cilento arriva una notizia che sembra incarnare alla perfezione la parabola di un’estate allo sbando. Sul monte Gelbison, meta di pellegrinaggi e escursioni, è stata istituita una zona a traffico limitato a pagamento: cinque euro per accedervi, con l’aggravante di un parchimetro fuori servizio che rende complicato persino versare la tariffa. Il risultato? Molti rinunciano, e quel che doveva essere un’entrata per le casse comunali si trasforma in un boomerang.
Non è un caso isolato. Lungo la costa, gli stabilimenti fanno i conti con un calo che oscilla, a seconda delle zone, tra il 15 e il 30 per cento. «Spiagge vuote nel periodo più turistico dell’anno», lamenta un bagnino, mentre altri puntano il dito contro il carovita, che ha eroso il potere d’acquisto delle famiglie. «Non è colpa dei nostri prezzi», ribattono i balneari, «ma degli stipendi fermi». Una tesi che trova conferma nelle parole di Riccardo Padovano, presidente regionale del Sib Confcommercio in Abruzzo, secondo cui il vero problema è l’impoverimento del ceto medio, sempre più costretto a rinunciare a tutto ciò che non è strettamente necessario.
Stesso scenario in Romagna, dove hotel mezzi vuoti e ombrelloni chiusi raccontano una stagione in chiaroscuro. «Si spende meno perché i salari non crescono», osservano gli albergatori, mentre Boris Rapa, presidente di Asshotel Pesaro e Urbino, respinge l’accusa di prezzi proibitivi: «La flessione dipende dall’aumento del costo della vita, non dai nostri listini».




