Fosse comuni a Damasco, il macabro ritrovamento
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Redazione Esteri
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Nel deserto roccioso che collega il nord di Damasco con Homs, precisamente ad al-Qutaifa, emergono testimonianze agghiaccianti di un passato recente e doloroso. Qui, tra condomini in costruzione e piazze desolate, si trovano decine di fosse comuni, contenenti i resti di oppositori del regime di Bashar al-Assad. La zona, recintata dal 2011, nasconde sotto il terreno gallerie piene di ossa umane, un macabro retaggio delle esecuzioni sommarie che hanno segnato il conflitto siriano.
A Tadamon, appena fuori Damasco, i corpi affiorano tra le macerie, spesso senza bisogno di scavare. Basta muovere i detriti con il piede per scoprire ossa, femori, falangi, testimonianze mute di un massacro che ha lasciato segni indelebili. L'intero borgo della vecchia moschea Othman, disabitato e distrutto, è diventato una fossa comune a cielo aperto, un luogo dove il dolore e la morte si mescolano con la polvere e i resti delle abitazioni.
Le autorità locali hanno avviato un'indagine per identificare i cadaveri e comprendere l'entità delle atrocità commesse. Tuttavia, è già chiaro che molti dei corpi ritrovati appartengono a coloro che si opposero al regime, vittime di una repressione brutale e sistematica. Le fosse comuni di Damasco rappresentano un capitolo oscuro della storia siriana, un monito per le generazioni future e un richiamo alla giustizia per le vittime e i loro familiari.
In questo contesto, il racconto di Fabio Tonacci e il servizio di Federico Plotti offrono uno sguardo approfondito su una realtà che molti preferirebbero dimenticare. Le immagini e le testimonianze raccolte sul campo rivelano l'orrore di un conflitto che ha devastato il paese e segnato profondamente la sua popolazione.




