Palermo, ucciso a colpi di pistola dentro la sua auto: 34enne trovato dal fratello

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’allarme è scattato poco prima delle diciannove, quando il fratello, avvicinatosi alla Smart parcheggiata in via Paladini, ha scoperto il senza vita di Placido Barile. Il trentaquattrenne, originario del quartiere Cep, presentava numerose ferite da arma da fuoco concentrate al volto e alla testa; secondo una prima, sommaria ricostruzione dei carabinieri intervenuti sul posto, i proiettili che lo hanno raggiunto sarebbero almeno cinque. A nulla è servito l’arrivo dei sanitari del 118, che hanno potuto soltanto constatare il decesso di un uomo la cui esistenza, a giudicare dai precedenti penali, si muoveva in un’orbita distante da quella della legalità.

Il luogo del delitto tra il murales di Schillaci e gli uffici della circoscrizione

L’agguato è maturato in una zona che, suo malgrado, mescola memoria popolare e vita istituzionale: via Paladini sorge a pochi passi dal murale dedicato a Totò Schillaci, l’eroe dei mondiali del 1990, e davanti ai locali della quinta circoscrizione. Un contrasto, questo, che rende ancor più stridente la dinamica dell’omicidio. La vittima – lo si apprende dai primi rilievi della Scientifica – è stata colpita mentre si trovava alla guida della propria vettura, una Smart che non ha fatto in tempo a spostarsi dal posto di sosta prima che il o i killer aprissero il fuoco. I proiettili, esplosi a bruciapelo, gli hanno letteralmente sfigurato il volto, cancellando ogni possibilità di un intervento tempestivo.

Un delitto che porta la firma dell’esecuzione sommaria

La concentrazione dei colpi – cinque, tutti indirizzati a testa e faccia – lascia pochi dubbi sulla natura dell’azione criminale. Non si tratta, evidentemente, di una rapita finita male o di un litigio degenerato: il modus operandi richiama piuttosto quello di un regolamento di conti, maturato in un contesto di malavita organizzata o semicriminale. Barile, del resto, non era certo un nome nuovo per le forze dell’ordine, come confermano i suoi precedenti giudiziari. L’omicidio del trentaquattrenne rappresenta, in questo senso, il secondo sangue versato a Palermo nell’arco di appena ventiquattro ore; un ritmo che riporta alla mente le pagine più cupe della cronaca nera cittadina, anche se gli investigatori – con la prudenza che simili vicende impongono – evitano per ora qualsiasi collegamento affrettato tra i due episodi.

I rilievi della Scientifica e il giallo sul movente

Sulla carrozzeria della Smart e sul selciato circostante, i militari hanno passato al setaccio ogni centimetro: tracce ematiche, bossoli e impronte digitali sono ora al vaglio del laboratorio. Il fratello della vittima – che, va detto, ha avuto il tragico privilegio di trovarselo dinanzi esanime – è stato ascoltato a lungo, ma gli inquirenti non hanno fornito dettagli sul suo racconto. Quel che emerge, al momento, è un quadro ancora frammentario: non ci sono testimoni oculari dell’esplosione dei colpi, e nessuna telecamera privata nella zona ha inquadrato con chiarezza il momento dell’agguato. Resta, sullo sfondo, un interrogativo che probabilmente accompagnerà le prossime ore d’indagine: chi aveva un conto in sospeso con Placido Barile, e perché ha scelto di saldarlo in pieno giorno, a pochi passi da un murales che celebra un’altra, lontanissima Palermo?

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