Allerta Nipah: mango e altri frutti sotto osservazione, ma il rischio in Italia è basso
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Redazione Salute
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Il virus Nipah, agente patogeno zoonotico ad alta letalità noto per colpire il sistema nervoso centrale e l'apparato respiratorio, torna a far discutere la comunità scientifica internazionale dopo la segnalazione, da parte dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, di nuovi contagi tra operatori sanitari nello Stato indiano del Bengala Occidentale. Sebbene il rischio di una diffusione su scala globale sia considerato basso dalle autorità sanitarie, e quello per il continente europeo addirittura "molto basso" secondo le valutazioni del Ministero della Salute italiano, l'episodio ha riacceso i riflettori sulle possibili vie di trasmissione, tra cui quella alimentare legata al consumo di frutta contaminata, come i mango, sui quali i pipistrelli della specie Pteropus, serbatoio naturale del virus, possono aver lasciato saliva o urine.
Le misure di prevenzione raccomandate dagli esperti
"Bastano semplici misure per evitarlo", ha sottolineato l'infettivologo Matteo Bassetti, riferendosi al potenziale rischio di contagio attraverso prodotti d'importazione. Tra le precauzioni fondamentali, come confermato dalle linee guida internazionali, vi è il lavaggio accurato e la sbucciatura della frutta, in particolare di quella tropicale che proviene da aree dove il virus è endemico. Queste pratiche, apparentemente banali, si rivelano efficaci nell'abbattere drasticamente la carica virale eventualmente presente sulla superficie degli alimenti, riducendo a livelli trascurabili la possibilità di infezione per la popolazione dei paesi non endemici, tra cui l'Italia.
Il quadro epidemiologico e il monitoraggio continuo
L'attenzione resta comunque alta, come dimostra l'azione delle autorità sanitarie indiane che, a seguito dei due casi confermati, hanno identificato e posto sotto stretta osservazione quasi duecento contatti stretti, tutti risultati finora asintomatici e negativi ai test diagnostici. Questo tipo di risposta rapida e di monitoraggio scrupoloso rappresenta la prima barriera per contenere focolai sporadici di malattie infettive emergenti, impedendone la diffusione su larga scala. L'OMS, da parte sua, pur riconoscendo i progressi compiuti a livello globale nella preparazione a nuove pandemie, continua a classificare il virus Nipah tra gli agenti patogeni prioritari per la ricerca e lo sviluppo di contromisure, a causa del suo tasso di mortalità che può arrivare, in alcuni focolai, fino al 75%.
La situazione attuale e le lezioni del passato
A sei anni dallo shock pandemico da Covid-19, la vigilanza su virus come il Nipah, il mpox e altri patogeni a potenziale epidemico non è mai venuta meno, sebbene la circolazione silenziosa di alcune di queste minacce non debba generare allarmismi ingiustificati. La cronaca nera internazionale, del resto, ci ha insegnato che il rispetto delle norme igieniche di base e la tempestività delle indagini epidemiologiche sono strumenti fondamentali, spesso decisivi, per isolare i casi e proteggere la salute pubblica. Nel contesto italiano ed europeo, quindi, la situazione rimane sotto controllo e non giustifica particolari timori, a patto che si mantenga un approccio informato e prudente, basato sui fatti e sulle evidenze scientifiche più aggiornate.




