Ursula von der Leyen e la nuova Commissione europea

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Ursula von der Leyen, alla presentazione della sua seconda Commissione europea, ha mostrato un atteggiamento risoluto e privo di pathos, quasi come se stesse affrontando una pratica burocratica. La sua scelta di dare a Giorgia Meloni una vicepresidenza esecutiva della Commissione, pur comportando un prezzo politico, sembra essere stata una mossa strategica per guadagnare consensi. Tuttavia, i 370 voti ricevuti, pur rappresentando una maggioranza, costituiscono un record negativo storico per l'esecutivo europeo, mai sceso a una quota così bassa di consensi.

La Commissione von der Leyen, che insegue le destre, ha incassato la fiducia del Parlamento europeo, ma parte già azzoppata. Rispetto a cinque anni fa, quando il suo primo collegio aveva ricevuto 461 sì, il calo di consensi è evidente. La stessa von der Leyen, a luglio, era stata eletta con 40 voti in più rispetto a oggi. Questo risultato alimenta l'impressione di una tendenza presidenziale della carica, con von der Leyen che, pur essendo la terza Presidente riconfermata dal Parlamento dopo Delors nel 1993 e Barroso nel 2009, sembra accentrare il potere senza però avere piena autonomia.

Davanti ai banchi vuoti dei Patrioti e dei Sovranisti, che hanno preferito il discutibile caffè francese, la presentazione della nuova Commissione è stata rapida e priva di passione. Ursula von der Leyen ha guadagnato i 28 voti necessari per la riconferma, ma il prezzo politico pagato per ottenere il sostegno di Giorgia Meloni potrebbe rivelarsi salato. La strategia di von der Leyen, che ha dato alla premier italiana ciò che voleva, potrebbe sembrare fallimentare a prima vista, ma il tempo dirà se questa mossa sarà stata vincente.

La nuova Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen parte con numeri di fiducia mai così bassi, segno di un consenso fragile e di una sfida politica che si preannuncia complessa.

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