Tensione diplomatica tra Francia e Stati Uniti per le accuse di antisemitismo a Macron
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Redazione Esteri
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Un nuovo e aspro capitolo, che si inserisce in un contesto internazionale già teso, si è aperto nelle relazioni diplomatiche tra Parigi e Washington. L’ambasciatore statunitense in Francia, Charles Kushner, noto per essere il suocero di Ivanka Trump, ha indirizzato al presidente francese Emmanuel Macron una formale missiva nella quale contesta, in termini durissimi, quella che definisce una «mancaneza di misure sufficienti» nell’azione del governo francese per contrastare il fenomeno dell’antisemitismo.
La reazione di Parigi, che ha giudicato le affermazioni del diplomatico «inaccettabili», è stata immediata e ha seguito un protocollo che segnala un chiaro disagio: il ministero degli Esteri francese ha convocato ufficialmente l’ambasciatore Kushner per un colloquio, una mossa che sottolinea il profondo disappunto per quanto accaduto. Questo episodio, per molti osservatori, sembra riflettere una precisa strategia di comunicazione israeliana, recentemente battezzata da Shimon Stein, ex ambasciatore israeliano in Germania, come «Iron Dome verbale» sulle colonne del quotidiano Haaretz.
Tale approccio, che mira a creare uno scudo narrativo, è stato recentemente dispiegato – con toni altrettanto severi – verso altri paesi europei come Spagna, Regno Unito, Svezia e Canada, tutti colpevoli, agli occhi di Tel Aviv, di aver tentato di criticare l’operato del primo ministro Benjamin Netanyahu o di aver avanzato l’ipotesi di un riconoscimento formale dello Stato palestinese. La Francia, dunque, appare essere soltanto l’ultimo bersaglio di una campagna che mira a delegittimare qualsiasi voce critica, equiparando le posizioni politiche dei governi a un sostanziale antisionismo, spesso associato all’antisemitismo.




