Spear phishing, la truffa personalizzata che usa l’intelligenza artificiale per clonare voci e identità

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Il telefono squilla e dall’altra parte c’è la voce di tuo figlio. È chiara, è la sua, ne saresti giurato: dice di aver avuto un incidente, che ha bisogno di soldi subito, che la polizia gli ha sequestrato il cellulare. Il copione, ne abbiamo parlato tante volte, sembra quello classico della truffa del momento, ma la questione stavolta è più subdola e strutturata, tanto che anche a noi – oggi, a mente lucida – appare tutto prevedibile, ma in un contesto di panico e paura diventa improvvisamente fumoso, quindi pericoloso. Quello che sta accadendo, e che ha messo in allarme gli esperti di cybersecurity, è un salto di qualità negli attacchi di ingegneria sociale: non più messaggi generici inviati a pioggia, ma un vero e proprio attacco “chirurgico”, studiato ad hoc per una vittima specifica, grazie all’uso dell’intelligenza artificiale. Si chiama spear phishing, ed è tanto efficace quanto difficile da intercettare perché sfrutta l’AI non solo per scrivere testi impeccabili, ma anche per ricostruire abitudini, relazioni e persino la voce delle persone a noi vicine.

Come funziona l’attacco mirato che sfrutta i dati pubblici

A differenza del phishing tradizionale, che “spara nel mucchio” sperando che qualcuno abbocchi, lo spear phishing è un attacco mirato a un individuo, a un ruolo aziendale o a un’organizzazione precisa, e la sua forza risiede nella preparazione. Chi attacca raccoglie informazioni da social media, siti aziendali e altre fonti pubbliche, un’attività nota come OSINT, acronimo di Open Source Intelligence: nomi di colleghi, progetti in corso, gerarchie aziendali, persino dettagli della vita privata. Una volta che il dossier è pronto, l’AI entra in gioco per generare email su misura, apparentemente provenienti da fonti attendibili, o per preparare il terreno a una telefonata ingannevole. Quello che un tempo richiedeva ore di lavoro manuale e una certa abilità nel scrivere testi credibili oggi viene eseguito in pochi secondi: i grandi modelli linguistici, i cosiddetti LLM, permettono di creare messaggi grammaticalmente perfetti, privi di quegli errori che spesso facevano scattare il campanello d’allarme nelle vittime.

La clonazione vocale, il nuovo fronte della truffa

L’evoluzione più preoccupante, però, riguarda la manipolazione della voce. Con soli tre secondi di audio autentico – facilmente reperibili da un video pubblicato su un profilo social o da una conversazione in cui la vittima ha semplicemente detto “pronto, chi parla?” – l’intelligenza artificiale è in grado di creare un clone vocale quasi indistinguibile dall’originale. I cybercriminali scommettono su un meccanismo psicologico preciso: che un familiare, sentendo la voce del proprio congiunto in preda al panico, lasci da parte la razionalità e agisca d’istinto. La richiesta arriva con un senso di urgenza insostenibile – un incidente, un fermo di polizia, un’estorsione – e spesso viene avanzata attraverso un canale indiretto, come un messaggio vocale o una telefonata con numero contraffatto, proprio per impedire il contatto diretto che smaschererebbe l’inganno.

L’automazione del crimine e il superamento delle difese tradizionali

L’intelligenza artificiale ha trasformato lo spear phishing da attività artigianale a procedura industriale automatizzata. Secondo le ricerche più recenti, il tempo necessario per realizzare un attacco si è ridotto da ore a secondi, e la qualità dell’inganno è aumentata in modo esponenziale. Gli stessi modelli linguistici possono essere manipolati – attraverso tecniche note come “jailbreak” – per aggirare le policy di sicurezza e generare contenuti dannosi su larga scala. Ma ciò che rende questi attacchi particolarmente insidiosi è la capacità di eludere i filtri tradizionali: mentre i vecchi antivirus cercavano firme note o link sospetti, oggi gli aggressori utilizzano il cosiddetto “semantic fuzzing”, ovvero la capacità di riscrivere continuamente il messaggio mantenendo invariato l’obiettivo, così da non far scattare nessun allarme nei sistemi di difesa. Il risultato è che email, messaggi e chiamate possono arrivare indisturbati nelle nostre caselle e sui nostri telefoni, mimetizzandosi perfettamente tra le comunicazioni legittime.

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