Il Dortmund punisce l’Atalanta, Guirassy show e un ritorno in salita per i bergamaschi

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   Che l’atmosfera del Signal Iduna Park potesse risultare indigesta all’Atalanta, era previsione fin troppo facile; ciò che invece nessuno si aspettava, e che ha gettato i bergamaschi in un vortice di difficoltà ancor prima del fischio d’inizio, è stato il ritardo con cui i padroni di casa hanno fatto il loro ingresso in campo, un contrattempo legato al traffico cittadino che ha posticipato il via di un quarto d’ora -5. Superato lo scoglio logistico, la squadra di Niko Kovac è scesa in campo con una determinazione tale da rendere immediatamente ostico il compito degli uomini di Raffaele Palladino: dopo appena due minuti e quattro secondi di gioco, un preciso cross di Julian Ryerson ha trovato lo stacco imperioso di Serhou Guirassy, il quale ha insaccato alle spalle di Carnesecchi, firmando il suo sedicesimo centro stagionale e regalando subito il vantaggio ai gialloneri -1-3. La reazione degli ospiti, affidata a un tentativo di Mario Pasalic su cross di Nicola Zalewski, non ha sortito gli effetti sperati, e così il Borussia ha continuato a macinare gioco, raddoppiando al minuto quarantadue con Maximilian Beier, abile a sfruttare un assist del solito Guirassy che, scattato sulla sinistra, ha servito al centro per il tocco vincente del compagno -3-8.

Nella ripresa, l’allenatore della Dea ha cercato di cambiare le carte in tavola inserendo forze fresche, come Nikola Krstovic per un opaco Gianluca Scamacca, ma la manovra offensiva ne ha risentito anche per le assenze pesanti di Charles De Ketelaere e Giacomo Raspadori, due elementi capaci di accendere la luce nei momenti di maggiore difficoltà -2-4. La formazione tedesca, dal canto suo, ha gestito con ordine il doppio vantaggio, sfiorando addirittura il tris in un paio di circostanze, e dimostrando una solidità difensiva che ha neutralizzato i timidi tentativi di rimonta orchestrati da Zalewski, il più vivace dei suoi -8. A nulla è valso l’ingresso in campo di Lazar Samardzic nel finale, così come i cambi nel reparto arretrato, con Berat Djimsiti sostituito all’intervallo da Isak Hien per cercare di arginare la verve degli attaccanti avversari -3.

Ora, in vista del ritorno in programma tra una settimana a Bergamo, l’Atalanta si trova a dover colmare un divario di due reti, un’impresa resa ancor più complessa dalle dichiarazioni dello stesso Palladino, il quale ha sottolineato la necessità di migliorare sotto l’aspetto della fisicità e della cinica gestione dei momenti cruciali della partita, aspetti in cui il Dortmund è invece riuscito a eccellere -9. La strada per ribaltare il risultato, insomma, appare in salita per una squadra che in Europa ha smarrito quella continuità di rendimento mostrata invece in campionato, ma il tecnico confida nella spinta del pubblico amico per riaccendere le speranze di qualificazione -9. Le statistiche, del resto, raccontano di una squadra capace di subire tre sconfitte consecutive in una singola edizione di Champions League per la seconda volta nella sua storia, un dato che stride con le ambizioni europee della società orobica e che impone una profonda riflessione in vista dell’appuntamento decisivo -3.

L’analisi della prestazione europea e le difficoltà offensive

Se si analizza la mole di gioco prodotta dall’Atalanta nella fredda serata tedesca, emerge con chiarezza come la manovra offensiva abbia sofferto terribilmente l’assenza di punti di riferimento avanzati; la squadra, pur tentando di impostare dal basso, si è spesso infranta contro il muro eretto da Anton e Bensebaini, bravi a chiudere ogni varco e a limitare le ripartenze. I numeri, del resto, non mentono: al netto di qualche sprazzo di qualità da parte di Ederson e Marten de Roon in mezzo al campo, i bergamaschi non sono mai riusciti a impensierire seriamente Gregor Kobel, il portiere svizzero del Borussia, che ha vissuto una serata relativamente tranquilla -3. La sensazione, insomma, è che l’assenza di giocatori in grado di saltare l’uomo e creare superiorità numerica abbia pesato come un macigno, riducendo le trame offensive a tentativi sterili e facilmente leggibili dalla retroguardia avversaria.

L’impatto delle scelte tattiche e il nodo Scamacca

In sede di conferenza stampa post-gara, lo stesso Palladino non ha nascosto una certa amarezza per l’approccio dei suoi, specialmente in merito alla gestione delle marcature preventive sul primo goal subito, un errore che ha indirizzato immediatamente l’inerzia del match -9. Soffermandosi sull’analisi del reparto avanzato, il tecnico ha poi speso parole di incoraggiamento per Gianluca Scamacca, pur riconoscendo che il centravanti italiano abbia ampi margini di miglioramento, specialmente nelle partite che richiedono un elevato coinvolgimento fisico e duelli a corpo con i difensori centrali -9. La scelta di sostituirlo all’intervallo, d’altronde, rappresenta un segnale chiaro: la squadra necessita di maggiore profondità e mobilità, caratteristiche che Krstovic, pur non essendo riuscito a ribaltare le sorti dell’incontro, può garantire in determinate fasi della gara.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.