La minaccia di Trump sullo Stretto di Hormuz e il rischio oscuro dei cavi sottomarini
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Redazione Esteri
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Una frase, cruda e senza appello, pronunciata al termine di una riunione di gabinetto alla Casa Bianca, ha riacceso i riflettori su una delle strozzature geopolitiche più sensibili del pianeta.
Il presidente Donald Trump, con la consueta enfasi che caratterizza il suo stile comunicativo, ha ribadito la posizione americana riguardo allo Stretto di Hormuz, un passaggio cruciale per le rotte energetiche globali, ma ha al contempo alzato vertiginosamente il livello del confronto con un alleato storico, l’Oman. ilsole24ore +3
"Sarà aperto a tutti", ha dichiarato il presidente, sottolineando la natura di acque internazionali dello Stretto; "Nessuno lo controllerà. Noi lo terremo d'occhio, certo. Questo fa parte delle trattative che abbiamo in corso. L'Oman si comporterà proprio come tutti gli altri o dovremo farli saltare in aria".
Un avvertimento, quest’ultimo, che ha trasformato un semplice aggiornamento diplomatico in una minaccia diretta a un paese tradizionalmente mediatore nella regione, gettando un'ombra lunga sulle fumose trattative in corso con Teheran. ilgiornale +3
L’escalation verbale e le reazioni nel Golfo
Le parole di Trump, riportate dalle agenzie di stampa internazionali, non sono cadute nel vuoto, ma hanno anzi trovato un immediato contraltare nelle mosse del Dipartimento del Tesoro.
Scott Bessent, segretario al Tesoro, ha chiarito che la diplomazia della "carota e del bastone" lascia presto spazio alle sanzioni, avvertendo che gli Stati Uniti "colpiranno aggressivamente" qualsiasi attore, omanita o iraniano che fosse, coinvolto nell'imposizione di pedaggi per il transito delle navi commerciali. ilgiornale +3
È un atto di forza che mira a stroncare sul nascere quanto riportato da alcune tv di stato iraniane, secondo cui esisterebbe una bozza di accordo che vedrebbe una gestione congiunta del traffico proprio tra Iran e Oman.
La Casa Bianca, attraverso il suo team di "risposta rapida", ha definito queste voci una "completa fabbricazione", smentendo anche l'ipotesi di un ritiro delle forze militari USA dalle vicinanze dei porti iraniani. ilgiornale +3
Il quadro che ne emerge è quello di una trattativa, quella per il cessate il fuoco e la riapertura dello Stretto, ancora congelata su punti fermi: Teheran non intende rinunciare alla richiesta di controllo, mentre l'amministrazione Trump, forte della supremazia militare dimostrata nei mesi precedenti, esclude qualsiasi forma di compartecipazione sovrana sulla via d'acqua. ilsole24ore +3
La vulnerabilità digitale: il fronte sommerso dei cavi
Tuttavia, mentre i riflettori sono puntati sulle dichiarazioni incendiarie e sul traffico delle petroliere, un’altra partita, ben più silenziosa ma altrettanto strategica, si gioca nelle profondità del Golfo Persico.
Sotto la superficie dell’acqua, infatti, non transitano solo idrocarburi, ma l’ossigeno stesso dell’economia digitale: i cavi sottomarini in fibra ottica. qds +3
Un’analisi del 2026 condotta da Starboard Maritime Intelligence ha certificato un salto di qualità nel livello di rischio nelle aree di approdo e transito, e lo Stretto di Hormuz rappresenta ormai un punto di estrema frizione anche per queste infrastrutture.
L’analisi di Starboard, che si concentra sulla protezione delle infrastrutture critiche, suggerisce che la sorveglianza passiva non è più sufficiente, rendendo necessario un approccio di "prevenzione intelligente" per distinguere le attività di pesca, tradizionalmente pericolose per i cavi, da potenziali atti dolosi. ilsole24ore +3
In questo contesto, l’Iran sembra aver trovato una nuova leva di ricatto asimmetrico.
Non più solo la chiusura dello Stretto, ma la minaccia di interrompere il flusso di dati: esperti consultati da testate internazionali hanno definito questa strategia una sorta di "racket" o "mossa da gangster" da parte del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, che avrebbe già iniziato a chiedere "tasse di protezione" per i cavi che attraversano le acque sotto la sua giurisdizione. gazzettadiparma +3
Tra racket e guerra tecnologica: il futuro incerto del commercio
L’idea, prospettata da ambienti vicini alle forze armate iraniane, di imporre pedaggi o permessi per il passaggio dei cavi sottomarini rappresenta un’evoluzione pericolosa del conflitto.
Se per le navi petroliere la libertà di navigazione è un principio sancito dal diritto internazionale, per i cavi in fibra ottica – che gestiscono il 99% del traffico internet globale, transazioni finanziarie per migliaia di miliardi di dollari e i servizi cloud – la situazione è giuridicamente più ambigua. rainews +3
Compagnie come Google, Microsoft o Amazon (che possiedono o noleggiano una parte significativa di questi cavi) si troverebbero di fronte a un bivio: pagare il "pedaggio" a Teheran, legittimando di fatto l’estorsione ed esponendosi a sanzioni secondarie americane, o rifiutarsi e rischiare l'interruzione del servizio.
Già nelle scorse settimane, Alcatel Submarine Networks ha sospeso le operazioni di riparazione nella regione a causa dei rischi per la sicurezza, un segnale che il danno economico è già in corso, indipendentemente dall’esito dei negoziati. gazzettadiparma +3
Se da un lato gli investitori tirano un sospiro di sollievo per la firma del memorandum d’intesa (MoU) di 60 giorni che dovrebbe riaprire il canale alle petroliere, dall’altro l’incertezza permane: servono mesi per tornare alla normalità commerciale, e nel frattempo, il campo di battaglia si è semplicemente spostato qualche metro più in giù, sul fondo del mare. rainews +3




