Sorrentino e il potere, tra nostalgia per Draghi e la finzione del Quirinale
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Paolo Sorrentino, il quale torna a esplorare i meandri del potere con il suo nuovo film, smentisce con una certa sistematicità ogni facile identificazione tra il suo personaggio e figure reali. "La Grazia", questa pellicola che ha per protagonista il presidente Mariano De Santis, nasce – come ha ribadito al "Corriere della Sera" – dall'osservazione di alcuni dati biografici comuni a due presidenti della nostra storia recente, Oscar Luigi Scalfaro e Sergio Mattarella, entrambi vedovi e con una figlia che ha ricoperto un ruolo significativo al loro fianco. Il regista, il cui sguardo sul palcoscenico della politica è sempre stato acuto e personale, ammette di aver attinto da quel repertorio di situazioni, pur costruendo un ritratto che, a suo dire, si distacca nettamente dalla cronaca.
Un collage di ispirazioni al di là delle smentite
Se le negazioni sono nette, gli indizi disseminati nel racconto e nelle dichiarazioni offrono comunque una traccia da seguire. L'ispirazione, per quanto filtrata dalla lente della finzione, sembra attingere a quel sentire comune che associa determinati tratti – la riservatezza, la compostezza, una certa austerità di stampo cattolico – a precise figure istituzionali. Sorrentino, che non è nuovo a questo genere di operazioni avendo già dedicato pellicole a Silvio Berlusconi e a Giulio Andreotti, costruisce il suo personaggio attraverso una sapiente stratificazione, la quale impedisce una mera sovrapposizione ma lascia trasparire echi riconoscibili per lo spettatore italiano. Del resto, la politica italiana, con i suoi rituali e i suoi protagonisti, costituisce un materiale narrativo inesauribile, che il cineasta sa plasmare con la sua cifra stilistica inconfondibile.
La citazione diretta: quel "Paese in sicurezza" legato a Draghi
Un passaggio risulta particolarmente esplicito, quasi una dichiarazione di intenti che va al di là del plot narrativo. Quando, nel film, il presidente De Santis pronuncia la frase "Finalmente il Paese è in sicurezza", Sorrentino attribuisce senza esitazione quel pensiero a un momento storico ben preciso: il periodo in cui Mario Draghi guidava il governo. È un'affermazione che, al di là del giudizio politico, fotografa un sentimento diffuso in una parte dell'opinione pubblica e della cultura, quello di una gestione percepita come tecnica e rassicurante. Questa nostalgia per un'esperienza di governo specifica si contrappone, nel discorso del regista, a un dichiarato disorientamento verso la politica contemporanea, della quale afferma di non comprendere appieno i meccanismi e i protagonisti, tra cui l'attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Il cinema come specchio di un'epoca politica
L'operazione di Sorrentino, in definitiva, va ben al di là della semplice biografia romanzata. "La Grazia" si propone come una riflessione sul ruolo e sull'immagine del potere supremo nello Stato, un'indagine che parte da elementi concreti per approdare a un territorio più ambiguo e filosofico, dove si mescolano verità e dubbio. Il regista, il quale mostra di non curarsi delle eventuali reazioni dei politici realmente ispirati o dei colleghi attori che potrebbero sentirsi "usati", persegue la sua personale analisi della macchina dello Stato e degli uomini che la abitano. Il cinema, in questo caso, diventa uno strumento per interrogare un'epoca, catturarne le atmosfere e registrarne, talvolta con malcelata nostalgia, i cambiamenti di stile e di sostanza.




