Laura Pausini e quel ritorno a Sanremo tra il peso delle critiche e la leggerezza di un ricordo
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Domani sera, martedì 24 febbraio, il palco dell’Ariston vedrà il ritorno di Laura Pausini, chiamata da Carlo Conti a ricoprire il ruolo di co-conduttrice per questa settantaseiesima edizione del Festival. Un ritorno che, sulla carta, avrebbe i contorni di una celebrazione, considerando il legame profondo che la cantante romagnola ha con la manifestazione — quel lontano 1993 quando, appena diciottenne, vinse nella sezione “Novità” con “La solitudine” — ma che si trova invece ad atterrare in un clima piuttosto avvelenato. Negli ultimi mesi, ogni sua mossa pubblica è stata passata al setaccio con una severità che raramente si riserva ad altre figure dello spettacolo italiano: dalle cover di “Io Canto 2”, il suo ultimo album di duetti uscito lo scorso 6 febbraio, fino alla reinterpretazione dell’inno di Mameli per le Olimpiadi di Milano-Cortina, che le è valsa una valanga di commenti tanto feroci da spingerla a disabilitare le interazioni sui suoi profili social -4. Un accanimento, quello nei suoi confronti, che sembra quasi voler dimenticare come Laura Pausini sia, oggettivamente, l’artista italiana di maggior successo all’estero: una carriera costellata di Grammy, Latin Grammy, un Golden Globe e oltre settantacinque milioni di dischi venduti nel mondo.
Ed è proprio in conferenza stampa, nella cornice del consueto incontro con la stampa che anticipa la prima serata, che il nervo scoperto delle polemiche è venuto a galla. A pungolare la cantante è stata Maria Elena Barnabi, giornalista del settimanale “Gente”, la quale ha posto una domanda diretta, forse persino scomoda, chiedendo conto a Pausini del perché, a differenza di colleghi come Eros Ramazzotti o Tiziano Ferro, la sua figura generi costantemente un tale polverone di controversie. Il riferimento era anche ai dati di vendita del suo nuovo progetto discografico, “Io canto 2”, che, nonostante abbia conquistato il primo posto nella classifica dei formati fisici, si è dovuto accontentare di un terzo posto nella graduatoria generale Fimi, superato da Kid Yugi e Geolier -2. Una classifica, quella dei singoli, che vede tra l’altro la presenza massiccia dello stesso Kid Yugi, capace di piazzare dieci brani nella top twenty, a riprova di un mercato musicale in cui i giovani rapper dettano legge e faticano a lasciare spazio ai veterani -2. La replica della Pausini, però, è arrivata lucida, con quel misto di pragmatismo e ironia che spesso la contraddistingue: “La prossima settimana andrà in ottantesima posizione — ha ammesso riferendosi all’album — però la gente viene ai miei concerti”. Un’affermazione, la sua, che trova puntuale riscontro nel tour mondiale che la vedrà impegnata per tutto il 2026 e il 2027, con date già sold out in mezza Europa, nelle Americhe e con l’aggiunta recente di nuovi appuntamenti in Italia, tra cui uno stage a Lignano Sabbiadoro e uno a Pescara, per non parlare del prestigioso ritorno alla Royal Albert Hall di Londra -3. Il successo, insomma, per la cantante di Solarolo, si misura forse meno sulle playlist delle piattaforme streaming e più sul calore della gente che continua a riempire gli stadi, un concetto che ha ribadito con forza: “Su quattromila commenti ce ne sono quattrocento negativi — ha spiegato — ma sono quelli che fanno più rumore, perché ormai siamo abituati così. La gente che mi ferma per strada, però, non è quella. Io mi sento amata in questo Paese” -1.
Il fantasma di Pippo Baudo e l’affetto di Carlo Conti
Al di là delle polemiche, che pure occupano le cronache e i titoli dei quotidiani, la conferenza ha regalato momenti di intimità e commozione che riportano il Festival alla sua dimensione più autentica, fatta di passaggi di testimone e memorie condivise. Laura Pausini ha raccontato di quando, ricevuta la proposta da Carlo Conti lo scorso marzo, prima di accettare sentì il bisogno di consultare Pippo Baudo, il grande signore della televisione italiana scomparso lo scorso 16 agosto. “Lo chiamai subito — ha ricordato la cantante con la voce rotta dall’emozione — e gli dissi che ero indecisa, impaurita. Lui mi rispose: ‘Ma stai ancora aspettando, Laura? Sei pronta e te lo dico da un po’, vai tranquilla’”. Parole che oggi assumono il sapore di una benedizione, di un lascito spirituale che la Pausini porterà con sé sul palco. Carlo Conti, dal canto suo, ha più volte ribadito come l’intera edizione sarà dedicata a Baudo, definito “l’inventore del ruolo del conduttore, un regista in scena”, e ha promesso che il suo ricordo aleggerà in ogni serata, a partire dall’intro iniziale, quasi a voler rendere omaggio a colui che è stato un faro per tutta la sua generazione di presentatori -5. La Pausini, visibilmente toccata, ha aggiunto di aver rivissuto quelle emozioni durante le prove, quando si è fermata proprio nel punto del palco in cui Baudo le prese la mano nel ‘93: “Per me non ci sono premi più importanti — ha confessato tra le lacrime — io sono orgogliosa di essere italiana, ma sono stata cresciuta da tanti paesi del mondo, e questo me l’ha insegnato anche lui”.
Luca Tommassini e la macchina dello spettacolo
A completare il quadro della macchina sanremese che ruota attorno a Laura Pausini, c’è poi la figura di Luca Tommassini, coreografo e regista, nonché amico fraterno della cantante, con cui collabora ormai da anni. Sebbene non siano stati svelati dettagli specifici sulle performance che vedranno protagonista Pausini all’Ariston, è più che probabile che Tommassini curerà gli interventi musicali e le coreografie della sua lunga permanenza sul palco. Un sodalizio artistico, il loro, che affonda le radici in numerosi progetti comuni, inclusi i videoclip dell’ultimo album, e che si estenderà anche al prossimo tour mondiale -6. La presenza di Tommassini, del resto, garantisce una cifra stilistica riconoscibile, un’attenzione alla dimensione visiva e teatrale dello spettacolo che potrebbe regalare al Festival qualche momento di puro intrattenimento. E forse, in un’edizione che si preannuncia già segnata dalla memoria e dal confronto, saranno proprio la professionalità e il mestiere di queste due figure a fare la differenza, riportando l’attenzione sulla musica e su quel palco che, per Laura Pausini, nonostante tutto, continua a rappresentare una sorta di casa.




