Russia, la benzina vola a oltre 5 euro al litro: lo scontrino choc in Crimea, ecco l'effetto degli attacchi con i droni di Kiev

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La guerra in Medio Oriente e lo stallo su Hormuz hanno fatto alzare il prezzo del petrolio in tutta Europa. Ma chi sta veramente soffrendo un'impennata di prezzi dovuta alla crisi dei carburanti è la Russia. E non per i continui attacchi di Stati Uniti e Iran, ma per l'impatto dell'offensiva ucraina con i droni contro le raffinerie di Putin.

La benzina a oltre 5 euro al litro in Crimea

Un esempio arriva da Yalta, in Crimea, dove un cittadino ha mostrato la foto dello scontrino dopo aver fatto benzina a un distributore Ai-100. Il prezzo è arrivato a 450 rubli al litro, equivalente a 5,14 euro al litro. Una cifra che è quasi tripla rispetto a quanto viene pagata in Italia. In diverse regioni, come nel sud della Russia e in Siberia, le stazioni di servizio indipendenti hanno superato la soglia psicologica dei 100 rubli al litro, vendendo carburante tra i 120 e i 140 rubli.

Le raffinerie colpite dai droni di Kiev

La raffineria di Kapotnya, gestita da Gazprom Neft, copriva da sola il 35-40% del fabbisogno di carburante di Mosca: colpita il 16 e il 18 giugno, resterà ferma almeno fino alla fine del 2026. Quella di Ryazan è fuori servizio dal 15 giugno. Quella di Nižnij Novgorod, il secondo produttore di benzina del Paese, è stata colpita il 24 giugno e di nuovo il 2 luglio. L'ultima in ordine di tempo è la raffineria di Omsk, in Siberia, la più grande della Russia, raggiunta da un drone a 2.400 chilometri di distanza dal territorio controllato dall'Ucraina.

La strategia di Kiev è quella di colpire il pilastro dell'economia russa, quel petrolio che serve a finanziare la guerra per costringere Mosca al negoziato. La campagna di attacchi con i droni condotta dall'Ucraina contro le infrastrutture energetiche russe è diventata uno degli strumenti più efficaci della strategia di Kiev per indebolire la capacità economica e logistica di Mosca.

Le conseguenze per la popolazione russa

La crisi dei carburanti in Russia ha fatto sentire gli effetti della guerra in prima persona a un numero di persone mai visto prima. Secondo il Financial Times, la carenza di carburante colpisce direttamente circa 50 milioni di russi, ovvero il 35% della popolazione. In diverse regioni sono state introdotte misure di razionamento: a Irkutsk, a 4.800 chilometri dall'Ucraina, le file sono diventate talmente lunghe che le autorità locali hanno promesso di installare bagni chimici lungo le strade.

Code ai distributori, attese infinite e risse tra gli automobilisti sono ormai all'ordine del giorno. Il governatore della regione di Vologda, Georgy Filimonov, ha raccontato sul suo canale Telegram di essere rimasto senza benzina mentre era alla guida e di essere stato costretto a fermare un'auto della polizia per farsi dare un passaggio. In alcune regioni, come nel Territorio della Transbajkalia, il limite di acquisto è di soli 5 litri al giorno.

Le misure del Cremlino e le importazioni

Per fare fronte a questa crisi, il governo russo ha imposto il divieto di esportazione di benzina e gasolio. Il presidente Vladimir Putin ha annunciato il rilascio di 1,7 milioni di tonnellate di riserve strategiche. Inoltre, Mosca ha aumentato di venti volte le importazioni di benzina dalla Bielorussia nei primi sei mesi dell'anno rispetto allo stesso periodo del 2025.

La Bielorussia e il Kazakistan sono diventati fonti di rifornimento di carburanti per la Russia, e per la prima volta anche l'India ha venduto benzina al Paese da cui acquista petrolio. Nel mese di giugno, hanno passato il confine 181mila tonnellate di benzina prodotta dalle raffinerie bielorusse, tre volte quanto esportato in Russia il mese precedente.

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