«Scorte del gas, l’Italia accelera: sfiorato il 50%, è record Ue»
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Redazione Economia
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A un mese esatto dall’avvio della stagione degli stoccaggi, il nostro Paese ha già riempito quasi la metà dei propri depositi di gas, un risultato che assume un peso specifico ancora maggiore se contestualizzato nel panorama energetico europeo. I dati diffusi da Gas Infrastructure Europe, del resto, non lasciano spazio ad ambiguità: l’Italia si attesta al 49,87% di riempimento, pari a 101,64 Terawattora, mentre la media dell’Unione Europea si ferma al 32,73%. Di conseguenza, al sistema italiano è stato assegnato il "colore verde", indicatore di una criticità bassissima a fronte di un’Europa che naviga ancora in arancione. Per capirci, se guardiamo ai grandi numeri, Parigi e Berlino registrano performance decisamente inferiori: la Germania, nonostante la sua enorme capacità potenziale, si ferma al 25,7% (63,7 TWh), mentre la Francia arranca poco sopra il 32%. Lo spread con i dodici mesi precedente, poi, racconta un’inversione di tendenza strutturale, visto che l’Italia è l’unica tra le grandi economie del continente ad avere oggi più gas nei serbatoi rispetto a maggio del 2025, passando da 96,7 a 101,6 TWh.
Il ministro Urso e lo scenario globale: diversificazione e hub del Mediterraneo
Le tensioni geopolitiche, è bene ricordarlo, restano il grande banco di prova per le forniture, specialmente alla luce del conflitto che coinvolge l’Iran e delle sue possibili ricadute sui traffici marittimi. Era stato proprio il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, a tracciare la linea durante un question time alla Camera, ammettendo senza giri di parole che la guerra in corso ha conseguenze significative sui prezzi, potenzialmente anche sulle quantità erogate. Tuttavia, secondo quanto dichiarato dal titolare del dicastero, la penisola si presenta oggi in una condizione molto diversa rispetto al passato, avendo lavorato con determinazione per diventare un hub di transito del gas naturale. In pratica, si è puntato forte sulla diversificazione delle fonti, intensificando i flussi non solo dal Nord Africa, ma anche dall’Azerbaijan (dove il governo ha inviato una missione solo due settimane fa per incrementare le importazioni) e attraverso il Gnl statunitense.
La sfida dei prezzi e la mossa dell’Opec sul greggio
Se sul fronte dei volumi gli indicatori sorridono, differente è il discorso relativo ai costi, una variabile che continua a viaggiare su livelli elevati e a mettere sotto pressione famiglie e imprese. Il Ttf di Amsterdam, riferimento per il mercato europeo, ha chiuso l’ultima settimana a 45,76 euro al Megawattora, toccando così il picco massimo dal 14 aprile scorso. Un rialzo che rende, se possibile, ancora più prezioso lo sforzo sugli stoccaggi, perché immagazzinare gas oggi significa pagarlo molto caro, ma garantisce una riserva per l’inverno in caso di ulteriori scosse speculative o di interruzioni fisiche delle pipeline. A complicare il quadro generale, poi, si aggiunge la consueta partita del greggio: l’Opec, si legge nei dossier di settore, sta valutando le prossime mosse produttive, e se dovesse optare per un taglio dell’offerta, l’onda lunga si riverberebbe inevitabilmente anche sui costi di trasporto e di estrazione delle risorse gassose.
Il primato relativo di Portogallo e Spagna e l’obiettivo tecnico del 90%
C’è poi un’altra specifica tecnica che merita di essere evidenziata, per evitare fraintendimenti statistici. Se si scorre la classifica europea delle percentuali pure, troviamo il Portogallo al 91,2% e la Spagna al 63,85%, numeri che sembrerebbero surclassare il dato italiano. Tuttavia, in termini assoluti, questi due paesi iberici dispongono di capacità di stoccaggio molto ridotte (rispettivamente 3,25 TWh e 22,8 TWh), il che rende il loro "pieno" meno significativo sul piano sistemico rispetto a quello italiano. L’asticella vera, quella che conta per la sicurezza energetica del continente, è rappresentata dalla Germania e dai grandi serbatoi del Nord, e lì l’Italia fa la parte del leone. Del resto, sul piano operativo, Snam ha già annunciato la chiusura delle aste per l’assegnazione della capacità utile, raggiungendo l’obiettivo fissato del 90% di riempimento per il 31 ottobre, ultimo giorno utile della stagione degli stoccaggi. Significa che, numeri alla mano, anche se l’inverno fosse rigido o se la guerra dovesse prolungarsi, il sistema dispone già di un cuscinetto di sicurezza notevole, frutto di una strategia iniziata mesi fa e portata avanti senza sosta.




