Netanyahu a Hamas: "Consegnate le armi o sarà l'inferno"
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Redazione Esteri
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In un’intervista rilasciata all’emittente Cbs News, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha lanciato un monito perentorio a Hamas, legando il futuro della Striscia di Gaza a una condizione imprescindibile: la smilitarizzazione. "Se Hamas non rinuncerà alle armi, si scatenerà l’inferno", ha dichiarato, chiarendo senza ambagi la posta in gioco dopo la liberazione degli ostaggi ancora in vita. La sua fiducia, peraltro, sembra volgersi verso una fase più pacifica, sullo sfondo della recente visita di Donald Trump a Tel Aviv, giunto per celebrare la prima attuazione del suo piano articolato in venti punti.
Il percorso verso la smilitarizzazione
Netanyahu ha dettagliato, con una sequenza logica stringente, i passi concreti che definiscono il processo di smilitarizzazione. "In primo luogo Hamas deve consegnare le armi", ha affermato, sottolineando come questo gesto costituisca il presupposto fondamentale. A ciò deve seguire, come ha precisato, l’eliminazione di qualsiasi fabbrica di armamenti all’interno del territorio di Gaza e il blocco totale del contrabbando di armi, un punto, quest’ultimo, storicamente cruciale e di complessa attuazione. Il disarmo, dunque, non è visto come un mero atto formale ma come un impegno strutturale e verificabile.
La questione degli ostaggi e la riapertura di Rafah
Parallelamente alle richieste sul disarmo, prosegue l’iter per il completo adempimento degli accordi da parte del gruppo militante. Hamas, come riferito da fonti vicine ai negoziati, ha informato i mediatori della prossima consegna di altre quattro salme, dopo che ieri sono stati restituiti i corpi di altrettanti ostaggi. In un’ottica di reciproca, seppur graduale, distensione, Israele ha annunciato la riapertura del valico di Rafah, sulla frontiera con l’Egitto, una misura prevista dal cessate il fuoco che assume un significato umanitario e logistico di immediato rilievo per la popolazione.
Una prospettiva dalla Città Santa
Mentre i leader politici definiscono i termini di un futuro ancora fragile, l’atmosfera a Gerusalemme viene descritta come carica di un cauto respiro. Don Stefano Vuaran, collaboratore pastorale e insegnante presso lo Studio biblico francescano, ha osservato come la città, nel giorno successivo alla firma dell’intesa, apparisse insolitamente tranquilla. La sua testimonianza, sebbene non direttamente coinvolta nelle trattative, offre uno sguardo sulla percezione degli eventi in un luogo simbolo, dove il peso della storia rende ogni tregua un momento di profonda riflessione.




