Addio a Valeria Fedeli, la rivoluzionaria riformista che aveva nella Costituzione la sua bussola
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Redazione Interno
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Il mondo politico e sindacale piange la scomparsa di Valeria Fedeli, spentasi all'età di settantasei anni dopo una breve malattia. La definizione che forse più le si addice, quella di "rivoluzionaria riformista", è stata affidata alla memoria dall'amica e compagna di militanza Titti Di Salvo, a sottolineare un percorso di vita che, partito dal sindacato, è approdato alle più alte cariche istituzionali senza mai tradire quel principio di uguaglianza sancito dall'articolo tre della Costituzione, da lei stesso indicato come la guida costante del proprio agire. Figura di spicco della Cgil, poi senatrice del Partito Democratico, vicepresidente del Senato e infine ministra dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca nel governo guidato da Paolo Gentiloni tra il 2016 e il 2018, Fedeli ha lasciato un segno profondo, testimoniato dalle numerose reazioni di cordoglio, che hanno oltrepassato gli schieramenti, giungendo fino all'attuale presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e ai leader di governo italiani.
Il ricordo dai territori: da Treviglio a Poggibonsi
La notizia della morte ha suscitato un'onda di partecipazione emotiva nelle città che hanno segnato la sua vita. A Treviglio, in provincia di Bergamo, dove era nata settantasei anni fa, il sindaco ne ha ricordato la coerenza civile, sottolineando come, nonostante la residenza romana, mantenesse un legame con la città natale, facendo spesso ritorno per incontrare parenti e quegli amici risalenti al periodo scolastico. In Valdelsa, e in particolare a Poggibonsi, il cordoglio è stato espresso con forza dalla sindaca Susanna Cenni, la quale, dichiarandosi "senza parole e addolorata", ha rievocato la figura della Fedeli sindacalista e la sua attiva partecipazione tra le promotrici del movimento "Se non ora quando".
Un impegno che travalicava gli steccati politici
Il valore del suo percorso è stato riconosciuto da voci molto diverse tra loro, unendole in un raro momento di commozione bipartisan. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ne ha evidenziato "l'impegno sindacale e politico, con costante attenzione ai traguardi di parità tra donna e uomo", caratterizzato da "passione civile, capacità di dialogo e alto senso delle istituzioni". Un giudizio che è stato fatto proprio, seppur con le dovute differenze di linguaggio e prospettiva, anche dalle principali esponenti dell'attuale maggioranza di governo, confermando come la sua azione fosse radicata in una dimensione che mirava al dialogo pur nella fermezza dei principi. La sua battaglia per i diritti, in particolare quelli delle donne, ha costituito il filo rosso di una carriera che l'ha vista sempre in prima linea, capace di coniugare l'idealità della "rivoluzione" con la concretezza del "riformismo".
La politica come strumento di cambiamento
Il suo lascito, al di là degli incarichi ricoperti, risiede proprio nell'aver interpretato la politica e il sindacato come strumenti per realizzare un cambiamento concreto, ispirato ai valori fondamentali della Carta costituzionale. Senza mai cedere a tentazioni di protagonismo fine a se stesso, ha dedicato energie e intelligenza a temi cruciali come l'istruzione e la ricerca, consapevole che in essi si gioca il futuro di un paese. La malattia, che l'ha portata via in tempi brevi, non ha offuscato la memoria di una donna che ha attraversato decenni di storia italiana, lasciando un'impronta riconosciuta da quanti, anche avversari, ne rispettavano la dedizione assoluta e la schiettezza. La sua scomparsa chiude un capitolo significativo, privando il dibattito pubblico di una voce sempre chiara e determinata nel rivendicare l'importanza della parità e dei diritti sociali.




