Erdogan condanna il riconoscimento del Somaliland e rinsalda l'asse con la Somalia
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Redazione Esteri
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Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha ricevuto il suo omologo somalo, Hassan Sheikh Mohamud, a Istanbul, in un incontro definito dalla presidenza turca come volto a rafforzare la cooperazione bilaterale e a discutere gli sviluppi regionali. L’incontro, che si è tenuto a seguito di una mossa diplomatica inattesa, ha avuto al centro la ferma condanna, da parte di Ankara, del recente riconoscimento del Somaliland da parte di Israele. Una decisione, quest’ultima, che la Turchia non ha esitato a definire una "palese ingerenza negli affari interni della Somalia", minacciando di alterare gli equilibri, peraltro già fragili, del Corno d’Africa.
Una mossa che rompe un tabù trentennale
L’iniziativa israeliana, stando a diverse analisi geopolitiche, non costituirebbe una semplice provocazione simbolica ma rappresenterebbe piuttosto una scelta di realpolitik. Essa infrange, di fatto, un tabù diplomatico durato oltre tre decenni, portando all’improvvisa ribalta internazionale un territorio che, sebbene de facto autonomo dal 1991, non aveva mai ottenuto un riconoscimento formale da parte di uno Stato membro dell’Onu. Questo atto, come sottolineato da alcuni osservatori, introduce un fattore di instabilità calcolata in una regione strategicamente sensibile, costringendo molti attori internazionali, tra cui gli Stati Uniti, a fare i conti con una realtà geopolitica scomoda e finora accuratamente ignorata.
Le reazioni nella regione e le proteste di piazza
La risposta somala non si è fatta attendere, concretizzandosi in immediate proteste di piazza. Migliaia di persone, in diverse città del Paese, hanno manifestato sventolando bandiere somale e palestinesi, in una chiara connotazione della protesta che univa la difesa dell’integrità territoriale nazionale a un più ampio sentimento di solidarietà pan-islamica. La reazione delle istituzioni somale, peraltro, è stata perfettamente in linea con quella turca, trovando un punto di salda convergenza nella condanna di un atto considerato “illegittimo e inaccettabile”.
Gli equilibri strategici sotto pressione
La mossa israeliana, descritta da alcuni commentatori come un piatto caduto in una stanza piena di diplomatici che fingono di non sentire, ha costretto diversi governi a uscire da un comodo silenzio. Se la Lega Araba ha espresso formale preoccupazione e l’Unione Africana ha invocato la stabilità regionale, le reazioni di Egitto e Turchia sono parse più nette, concentrate sul timore di un “precedente” pericoloso. La posizione turca, in particolare, si inserisce in una strategia di più lungo respiro che vede Ankara impegnata a consolidare la sua influenza nella regione, offrendosi come principale partner politico e militare di Mogadiscio in una fase di grande incertezza.




