Il calcio di Fabregas fa selezione: Morata, Kühn, Dossena, i costosi flop del Como
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
La traiettoria sportiva di Álvaro Morata sta prendendo una piega inaspettata, che lascia più di un interrogativo sulle dinamiche interne al Como. L’attaccante spagnolo, capitano della nazionale iberica fino a pochi mesi fa, ha lasciato ufficialmente il club lariano per approdare al Leganés, formazione che milita nella seconda divisione spagnola. Un passo indietro significativo per un giocatore abituato a calcare i palcoscenici della Champions League e che, dopo una parentesi in Serie A, si ritrova a inseguire il sogno della promozione in un campionato di minor rilievo.
Il suo score con la maglia del Como è emblematico di una stagione da dimenticare: zero reti in 26 presenze in campionato e una sola segnatura in quattro partite di Coppa Italia. Un bottino magro che ha spinto la società a valutare la cessione, concretizzatasi con un prestito fino al termine della stagione 2026/27, corredato da un'opzione per il trasferimento definitivo.
L'addio e le parole del club
La comunicazione ufficiale del Como ha scelto toni istituzionali e formali per sancire la separazione: "Como 1907 comunica la cessione a titolo temporaneo fino al termine della stagione, con opzione, dell'attaccante Álvaro Morata al Leganés. Tutto il club augura a Álvaro il meglio per la stagione 2026/27". Un messaggio che, seppur cordiale, cela la portata di un’operazione che rappresenta un vero e proprio ridimensionamento per un calciatore che ha vestito le maglie di Real Madrid, Juventus, Chelsea, Atlético Madrid, Milan e Galatasaray.
Il Leganés, dal canto suo, ha accolto il giocatore con entusiasmo, annunciando un accordo annuale che punta a sfruttare l’esperienza internazionale di Morata per centrare il salto di categoria. Secondo quanto riportato, i dirigenti del club spagnolo hanno tessuto le fila della trattativa in silenzio per diverse settimane, dimostrando una solidità finanziaria e una gestione oculata del tetto salariale che ha permesso di assicurarsi un colpo di mercato di indubbio richiamo mediatico.
Kühn e Dossena: gli altri ingranaggi che non hanno girato
Morata non è però l’unico investimento del Como a essersi rivelato un flop sotto la gestione di Cesc Fàbregas. Tra i nomi che hanno deluso le aspettative spicca quello di Nicolas Kühn, esterno offensivo arrivato con la fama di talento da sviluppare ma che non è mai riuscito a incidere con continuità. La sua avventura lariana si è risolta in un pugno di presenze opache, lontane anni luce dai numeri che avevano convinto la dirigenza a puntare su di lui. E poi c'è il caso di Dossena, un altro calciatore il cui apporto sul campo non è stato all'altezza dell'investimento sostenuto per acquistarlo.
Se si sommano i cartellini e gli ingaggi di questi tre giocatori, si ottiene una cifra considerevole che il club ha di fatto bruciato in poche settimane, senza ricevere il ritorno in termini di gol o prestazioni. La sensazione è che il progetto tecnico di Fàbregas, pur ambizioso, abbia incontrato delle crepe strutturali nella fase di selezione dei profili, privilegiando nomi altisonanti a discapito di una funzionalità tattica più coerente con le esigenze del campionato italiano.
I conti in casa Como e le scelte di mercato
La gestione del mercato da parte del club lombardo appare, a questo punto, sotto la lente d'ingrandimento. Investire su calciatori abituati ai ritmi della Champions per poi vederli faticare in un campionato come la Serie A è un paradosso che richiede una riflessione profonda sulla filosofia di costruzione della rosa. La cessione di Morata al Leganés, sebbene risolva il problema dell'ingaggio pesante per un giocatore che non garantiva il minimo rendimento, lascia scoperto il reparto avanzato e pone l'accento su un modello di business che rischia di essere poco sostenibile.
Il fatto che un club di seconda divisione spagnola, con risorse economiche inferiori, sia riuscito a strappare un accordo così vantaggioso parla chiaro: la valutazione del giocatore sul mercato internazionale si è drasticamente ridotta, costringendo il Como a cedere a condizioni non certo ottimali per le proprie casse. L'operazione, dunque, assume i contorni di una svendita tecnica più che di una plusvalenza programmata.
Una stagione da dimenticare per i big
Ripercorrendo a ritroso la stagione del Como, emerge con chiarezza l'evidenza di un ciclo che non ha prodotto i frutti sperati. La scelta di affidare le chiavi dell'attacco a un nome come Morata, in grado di attirare l'attenzione dei media e di alzare il tasso tecnico della squadra, si è rivelata controproducente per mancanza di gol e di continuità fisica. Il dato delle zero reti in campionato per un attaccante del suo calibro suona quasi come una condanna, che ha pesato come un macigno sull'andamento della formazione allenata da Fàbregas.
A ciò si aggiungono le prestazioni altalenanti degli altri due innesti, che hanno contribuito a creare un senso di frustrazione tra i tifosi e nell'ambiente. Il triplice flop ha di fatto vanificato le ambizioni di una piazza che sognava di fare il salto di qualità, riportando il discorso sulle reali capacità di programmazione della proprietà. Il futuro dirà se si è trattato di un semplice anno di transizione o di un errore di impostazione difficile da correggere nel breve periodo.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
