Gaza, 54 morti nella vigilia di Pasqua mentre Netanyahu promette "guerra fino alla distruzione di Hamas"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nella vigilia di Pasqua, Gaza ha vissuto una delle giornate più sanguinose dall’inizio del conflitto, con almeno 54 vittime in un solo giorno. Gli attacchi israeliani, che non hanno conosciuto tregua, hanno colpito anche la zona di al-Mawasi, definita dall’esercito come «area sicura» per gli sfollati. Le tende di fortuna, rifugi di plastica e stracci, sono state bombardate più volte, causando undici morti. Fonti locali segnalano l’uso crescente di «droni kamikaze», che nella notte tra venerdì e sabato hanno ucciso tredici civili nel sonno.

Netanyahu, in un discorso trasmesso dalla televisione israeliana, ha ribadito la volontà di proseguire l’offensiva senza cedimenti. «Come primo ministro, non mi arrenderò agli assassini che hanno commesso il massacro più terribile dai tempi dell’Olocausto», ha dichiarato, aggiungendo che «la resa metterebbe a repentaglio la sicurezza dello Stato». Il premier ha definito «cruciale» la fase attuale, insistendo sulla necessità di «combattere fino alla vittoria», che per il governo israeliano significa «l’occupazione completa della Striscia» e la distruzione di Hamas.

Intanto, la Protezione civile di Gaza – gestita da Hamas – ha riferito che altri 25 civili, tra cui donne e bambini, sono morti negli attacchi aerei dall’alba di oggi. Le operazioni militari israeliane continuano a concentrarsi sull’obiettivo di «neutralizzare la minaccia» rappresentata dal gruppo palestinese, mentre crescono le critiche internazionali per l’alto numero di vittime tra la popolazione.

A migliaia di chilometri di distanza, intanto, proseguono i colloqui sul nucleare iraniano. A Roma si è concluso il secondo round di negoziati tra Teheran e Washington, con il ministro degli Esteri iraniano Araghchi e l’inviato americano Witkoff. L’agenzia Tasnim ha parlato di un clima «costruttivo», mentre sabato è atteso un terzo round in Oman. L’Iran punta a un’intesa che porti alla rimozione delle sanzioni, definendola «logica e razionale». Araghchi, che ha incontrato anche Tajani, ha accusato Israele di essere «l’unico ostacolo» a un Medio Oriente libero da armi atomiche.

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