Passaporto, il ritratto di una burocrazia che cambia: ora si fa (anche) allo sportello postale

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Che si tratti di un primo rilascio o di un rinnovo, la pratica del passaporto – quella che per decenni ha significato code interminabili in questura, appuntamenti fissati con mesi d’anticipo e una certa dose di pazienza tutta italiana – ha appena subito una trasformazione silenziosa ma strutturale. Poste Italiane, attraverso il progetto Polis, ha abilitato circa 7.500 uffici postali sparsi sul territorio nazionale a gestire l’intera procedura, dal momento della richiesta fino alla fase di erogazione del documento elettronico per l’espatrio. Di questi, 6.932 appartengono al nucleo centrale del progetto, mentre altri 431 sportelli sono stati attivati nei principali capoluoghi, tra cui Roma, Milano, Napoli, Firenze, Bologna, Verona, Venezia e Cagliari. Non si tratta, va detto, di un’apertura improvvisa: una sperimentazione avviata nella provincia di Bologna a marzo 2024 ha fornito i dati empirici per estendere il servizio, e oggi l’intero Paese è coperto.

Con oltre 206.000 passaporti rilasciati nell’arco di due anni e un totale di 222.000 servizi complessivamente offerti dal progetto Polis, i numeri raccontano di una domanda che aveva trovato nel passato un ostacolo logistico prima ancora che burocratico. E proprio questa mole di pratiche – l’equivalente di una piccola città gestita dagli sportelli postali – dimostra come l’iniziativa abbia intercettato un bisogno reale, quello di aggirare i varchi della questura senza per questo sacrificare la sicurezza documentale. La procedura rimane infatti ancorata agli stessi adempivi previsti dal circuito tradizionale: il richiedente deve presentare la documentazione, la fotografia e attendere i tempi tecnici di produzione del passaporto elettronico.

Quanto ai costi, non si registrano sconti né maggiorazioni rispetto al percorso classico. Al contrassegno telematico da 73,50 euro – acquistabile nelle rivendite di valori bollati o nelle tabaccherie – si aggiunge una ricevuta da 42,70 euro, il cui pagamento può essere effettuato direttamente sul sito, sull’app di Poste Italiane o presso gli uffici fisici e digitali dei prestatori di servizi di pagamento (psp) aderenti. A queste voci obbligatorie vanno sommati i 15 euro di base, senza dimenticare eventuali oneri aggiuntivi per il rilascio o la consegna a domicilio. Un dettaglio, quest’ultimo, che può risultare utile a chi abita lontano dai centri urbani, e che trasforma lo sportello postale in un hub di servizi pubblici.

Dalla bolletta al passaporto, lo sportello unico non è più un miraggio

Tra una bolletta da pagare e un pacco da spedire, lo stesso bancone dell’ufficio postale ospita ora la richiesta di un documento che permette di espatriare. Un cambiamento che, pur non essendo epocale nei suoi presupposti legislativi, lo diventa nell’esperienza quotidiana di milioni di cittadini. La fase pilota avviata a Bologna nel marzo 2024 – estesa poi progressivamente a Roma, Milano, Napoli e Firenze – ha fornito un banco di prova sufficiente per affinare la logistica e formare il personale. E i numeri, si diceva, hanno premiato la scommessa: 206.000 passaporti erogati in due anni rappresentano una fetta consistente del totale nazionale, tale da alleggerire sensibilmente il carico sulle questure.

I conti in tasca al cittadino, tra diritti di segreteria e contrassegno telematico

Chi decide di rivolgersi a uno dei 7.500 uffici postali abilitati deve mettere in conto una spesa analoga a quella della questura, ma organizzata diversamente nei canali di pagamento. I 73,50 euro del contrassegno telematico restano un acquisto esterno, riservato alle ricevitorie o alle tabaccherie; i 42,70 euro della ricevuta, invece, possono essere saldati attraverso l’app, il sito o direttamente allo sportello. Una frammentazione delle modalità di pagamento che, lungi dall’essere un intoppo, riflette la natura composita del sistema dei servizi postali, da sempre ponte tra fisico e digitale. E proprio questa ibridazione – con i psp privati che si affiancano al gestore pubblico – garantisce una capillarità che nessun altro operatore può vantare.

Sette mila sportelli per liberare le questure

L’obiettivo, mai dichiarato ma evidente nella pianificazione del progetto Polis, è quello di ridistribuire il peso amministrativo: togliere dalle questure le code per i passaporti e restituire loro la funzione di controllo e investigazione. Con 6.932 uffici Polis e 431 sportelli aggiuntivi nei grandi centri urbani – si pensi a Venezia o Cagliari, dove l’afflusso turistico si somma alle esigenze dei residenti – la copertura è ormai nazionale. La sperimentazione bolognese, che pure aveva sollevato qualche perplessità iniziale sui tempi di lavorazione, ha dimostrato che il sistema regge. E per chi, domani, avrà bisogno di espatriare, lo sportello postale sarà lì, a due passi da casa, tra un bollettino e un pacco da spedire.

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