Thailandia e Cambogia raggiungono un cessate il fuoco dopo giorni di scontri al confine
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Redazione Esteri
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Dopo quattro giorni di violenti scontri che hanno insanguinato il confine tra Thailandia e Cambogia, causando almeno 34 vittime e costringendo oltre 200.000 persone a fuggire dalle proprie case, i due Paesi hanno concordato una tregua "incondizionata". L’annuncio è arrivato dal premier malese Anwar Ibrahim, che oggi a Putrajaya, fuori Kuala Lumpur, ha ospitato i colloqui tra il primo ministro ad interim thailandese, Phumtham Wechayachai, e il suo omologo cambogiano, Hun Manet.
"L’accordo prevede un cessate il fuoco immediato, che entrerà in vigore dalla mezzanotte del 28 luglio", ha dichiarato Ibrahim, il quale, nel suo ruolo di presidente di turno dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN), ha mediato tra le parti. La crisi, la più grave degli ultimi dieci anni, era esplosa a causa di dispute territoriali lungo i 800 chilometri di confine condiviso, dove ampi tratti rimangono contesi. Le operazioni militari, iniziate dopo l’uccisione di un soldato cambogiano in un breve scontro a fine maggio, avevano rapidamente innescato un’escalation, facendo temere l’apertura di un nuovo focolaio di tensione in una regione già fragile.
Mentre i riflettori internazionali si accendevano sul conflitto – con l’amministrazione di Donald Trump che, secondo fonti diplomatiche, avrebbe spinto per una soluzione negoziata – i due governi hanno evitato di inasprire ulteriormente la situazione. Sebbene le cause profonde della disputa rimangano irrisolte, la tregua rappresenta un primo passo verso la stabilizzazione, anche se il rischio di nuovi incidenti non può essere escluso.




