Raffinerie sotto tiro, lo «spread del petrolio» su mercati e governi (fattore delle guerre in corso)
C’è una discrepanza nel mercato mondiale del petrolio ed è destinata a diventare uno dei fattori geopolitici rilevanti nei prossimi mesi. Essa viene rappresentata, nei grafici, come uno spread: uno scarto fra prezzi diversi sui mercati finanziari, simile a quello fra bond sovrani di Italia e Germania. Questa volta però, dietro la differenza fra titoli scambiabili, ci sono valori molto materiali. Da un lato il greggio così come viene estratto dal suolo, dall’altro i prodotti derivati da questo che entrano nei serbatoi di veicoli, navi, aerei. (Corriere della Sera)
Su altre fonti
Prosegue il recupero delle quotazioni del petrolio sui mercati internazionali delle materie prime, con entrambe le principali qualità di greggio in rialzo nelle contrattazioni di questa mattina. Prezzo del petrolio in rialzo: Wti a 87,95 dollari al barile (+1,29%) e Brent a 95,78 dollari (+1,82%) nelle contrattazioni di questa mattina. (SoldiOnline.it)
Il Brent europeo ha toccato i 100 dollari, 99,7 in questo momento, il 6% in più rispetto a ieri per via dell'acuirsi delle tensioni in Medio Oriente. Sale di otto euro al megawattora in sette giorni anche il prezzo del gas naturale alla Borsa di Amsterdam, ora a 61,7 euro. (RaiNews)
«Il problema non è soltanto il petrolio: questa volta rischia di fermarsi una parte della catena delle materie prime mondiali". A dirlo a MF-Milano Finanza è Alessandro Lanza, direttore esecutivo della Fondazione Eni Enrico Mattei e docente di Energy and Environmental Policy alla Luiss, uno dei maggiori esperti italiani di economia dell’energia. (Milano Finanza)
In collaborazione con Rainews riceviamo e pubblichiamo il link della seguente news. Opinione ringrazia l’editore per la partnership multimediale. /// (agenziagiornalisticaopinione.it)
Europa in calo con timori escalation in Medio Oriente. A Milano (-1,4%) crolla St (-16%) (la Repubblica)
I timori di un'escalation del conflitto e di una possibile risposta degli Stati Uniti hanno spinto i prezzi delle materie prime ai massimi degli ultimi mesi, indebolendo al contempo il dollaro. Il primo attacco diretto dei militanti Houthi sostenuti dall'Iran contro petroliere saudite nella regione del Mar Rosso ha provocato un'immediata reazione dei mercati finanziari. (XTB.com)