Andrea Bocelli risponde a Timothée Chalamet: “Lo inviterei volentieri a un mio concerto”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La bufera mediatica scaturita dalle dichiarazioni di Timothée Chalamet, rilasciate nel corso di un incontro pubblico moderato da Matthew McConaughey per Variety e CNN, non accenna a placarsi; anzi, si arricchisce ora della voce di uno dei massimi interpreti della tradizione lirica mondiale, quel Andrea Bocelli che ha scelto toni pacati ma estremamente fermi per replicare al giovane attore statunitense. La scintilla era scoccata quando Chalamet, parlando del futuro del cinema e del rapporto del pubblico con le diverse forme di intrattenimento, aveva confessato di non volersi impegnare in ambiti come il balletto o l’opera, generi che – a suo dire – richiederebbero uno sforzo costante per essere tenuti artificialmente in vita, quasi fossero reliquie di un passato ormai dimenticato, visto che, testuali parole, “non frega più niente a nessuno”. Una frase, quella pronunciata dall’interprete di Marty Supreme, che aveva immediatamente suscitato un coro di proteste e di repliche ironiche da parte dei maggiori teatri internazionali, dalla Scala di Milano al Royal Ballet and Opera di Londra, passando per il Metropolitan di New York.

E in questo coro di voci si è inserita, con la consueta eleganza, quella del tenore toscano. Interpellato dalla rivista People, Bocelli ha confessato di essere rimasto sorpreso nell’ascoltare le parole di un collega, un “fellow artist” che, per la sua sensibilità, dovrebbe comprendere come la radice dell’emozione sia universale e non conosca confini di genere. Secondo Bocelli, la provocazione di Chalamet – se così vogliamo definirla – nasconderebbe in realtà un semplice e umano meccanismo di difesa: la tendenza, cioè, a tenersi a distanza da ciò che non si ha ancora avuto la possibilità di incontrare davvero, di conoscere in profondità. L’opera e il balletto, ha proseguito il cantante, non sono affatto arti museali o polverose, ma linguaggi vivi e pulsanti, capaci di attraversare i secoli proprio perché rispondono a un bisogno ancestrale e irrinunciabile dell’essere umano: la ricerca della bellezza, della verità e dell’emozione pura.

Un invito formale per superare i pregiudizi

Piuttosto che alimentare lo scontro o unirsi al coro di chi ha semplicemente bollato l’attore come ignorante o supponente, Bocelli ha scelto una strada diversa, più costruttiva e forse più efficace: quella del dialogo e dell’apertura. “Sono convinto”, ha dichiarato il tenore, “che un interprete sensibile come Timothée, che del potere delle emozioni ha fatto il suo mestiere, possa un giorno scoprire che la lirica e la danza attingono alla medesima fonte da cui lui stesso trae ispirazione”. Un’affermazione, questa, che non solo respinge al mittente l’idea di una gerarchia tra le arti, ma che anzi ne sottolinea la profonda unità di intenti: commuovere, far riflettere, unire generazioni diverse attorno a un fuoco comune.

Da qui, il passo verso un gesto concreto è stato breve. Andrea Bocelli ha formalizzato un invito pubblico e senza condizioni per il fidanzato di Kylie Jenner: “Se mai gli venisse la curiosità di avvicinarsi a questo mondo, sarei felice di accoglierlo come ospite a uno dei miei concerti”. Un’offerta che suona come una scommessa, quella di chi è talmente certo della potenza espressiva e della capacità comunicativa della propria arte da essere convinto che bastino pochi minuti di ascolto dal vivo per dissolvere ogni preconcetto. Perché, come sottolinea Bocelli, è proprio l’esperienza diretta, la vibrazione di una sala da concerto, il silenzio carico di aspettativa del pubblico, a fare la differenza e a spiegare il motivo per cui, dopo secoli, questa musica continui a essere amata e venerata in ogni angolo del pianeta.

La replica delle istituzioni e il mondo della danza

Mentre la stampa statunitense, dal canto suo, non ha mancato di far notare come questa polemica arrivi in un momento particolarmente delicato per la corsa agli Oscar di Chalamet – candidato come miglior attore e sorpreso, suo malgrado, a dover gestire un fronte di critiche inattese – le reazioni del mondo della cultura non si sono limitate alla sola risposta del tenore. Molte compagnie di balletto, infatti, hanno voluto ribattere con i fatti alle parole dell’attore. L’English National Ballet, ad esempio, ha diffuso i propri dati di pubblico, che parlano di oltre duecentomila spettatori per le sole rappresentazioni stagionali e di decine di milioni di interazioni sui social network, a dimostrazione di una vitalità tutt’altro che scontata.

Persino una stella del firmamento del balletto come Misty Copeland ha voluto intervenire, ricordando come sarebbe riduttivo e ingiusto considerare la popolarità di un fenomeno come parametro esclusivo della sua rilevanza culturale. “Spesso si commette l’errore di confondere ciò che è popolare con ciò che è significativo”, ha dichiarato la ballerina, sottolineando inoltre come lo stesso Chalamet non potrebbe forse godere della carriera che ha se non esistessero forme d’arte performativa come l’opera e il balletto, che da secoli nutrono l’immaginario collettivo e la formazione espressiva di ogni attore. L’invito di Bocelli, in questo senso, rappresenta la sintesi perfetta di questo approccio: non una polemica sterile, ma un’opportunità di crescita, un ponte gettato tra mondi che, forse, si ignorano più di quanto non si vogliano effettivamente contrapporre.

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