Hanno ucciso l'uomo ragno, la recensione di Aldo Grasso
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La serie televisiva "Hanno ucciso l'uomo ragno", diretta da Sidney Sibilia, è un'opera biografica che racconta la leggendaria storia degli 883, un fenomeno musicale che ha segnato l'adolescenza di molti negli anni '90. La serie, disponibile su Sky Serie e in streaming su Now, si apre in modo curioso in Germania, un secolo prima, con un quindicenne Albert Einstein punito dal padre per i risultati scolastici con un soggiorno a Pavia. Questa città, descritta come un luogo con "due discoteche e 106 farmacie", sarà poi il punto d'incontro tra Massimo Pezzali e Mauro Repetto, i futuri membri degli 883.
La narrazione si sviluppa attraverso una serie di episodi che mescolano eventi storici e personali, creando un quadro complesso e affascinante della nascita e dell'ascesa del gruppo musicale. La serie non si limita a raccontare la storia degli 883, ma esplora anche il contesto sociale e culturale dell'epoca, offrendo uno spaccato della vita in Italia negli anni '90.
Il cast, composto da Elia Nuzzolo, Matteo Oscar Giuggioli, Ludovica Barbarito, Davide Calgaro, Alberto Astorri, Roberta Rovelli e Angelo Spagnoletti, offre interpretazioni convincenti e coinvolgenti, contribuendo a rendere la serie un'esperienza immersiva e appassionante. La regia di Sibilia, con il suo stile distintivo e la sua capacità di mescolare dramma e commedia, riesce a catturare l'essenza degli 883 e a trasmettere al pubblico l'energia e la passione che hanno caratterizzato il gruppo.
La serie ha ricevuto recensioni positive e ha suscitato grande interesse tra il pubblico, dimostrando ancora una volta il potere delle storie ben raccontate e l'importanza della memoria collettiva.




