Mike Fincke, il mistero della voce persa nello spazio: primo rientro medico nella storia della Iss
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Redazione Scienza e Tecnologia
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L’astronauta della Nasa Mike Fincke, veterano con quattro missioni alle spalle e 549 giorni trascorsi in orbita, ha raccontato per la prima volta i dettagli di quello che è stato a tutti gli effetti un evento senza precedenti nella storia dell’esplorazione spaziale: la prima evacuazione medica dalla Stazione Spaziale Internazionale. Era il 7 gennaio quando, mentre stava cenando dopo aver completato i preparativi per una passeggiata spaziale prevista per il giorno successivo, Fincke perse improvvisamente la capacità di parlare. “È accaduto all’improvviso, con una rapidità sorprendente”, ha dichiarato all’Associated Press una volta rientrato sulla Terra, descrivendo un malore che lo ha colto “come un fulmine” senza alcun preavviso, mentre i compagni di equipaggio, notato il suo stato di sofferenza, si attivavano in pochi secondi per chiedere supporto ai medici di volo a terra.
I venti minuti che hanno cambiato una missione
L’episodio, della durata di circa venti minuti, ha lasciato Fincke – 59 anni, ex colonnello dell’aeronautica militare – senza la possibilità di emettere suono, sebbene abbia riferito di non aver provato dolore. La rapidità con cui si è manifestata la sintomatologia ha spinto il personale di terra a valutare immediatamente la gravità della situazione. Fincke ha spiegato che i medici hanno finora escluso alcune ipotesi, come un attacco cardiaco o il soffocamento, ma che le cause precise rimangono ancora un mistero. “I medici continuano a scervellarsi”, ha dichiarato Fincke ai media americani, aggiungendo che gli esami effettuati dopo il rientro hanno dato esiti confortanti e che lui stesso si sta sottoponendo a un percorso di riabilitazione post-volo, sentendosi attualmente in buona salute. L’incidente ha costretto la Nasa a interrompere la missione Crew-11 con settimane di anticipo rispetto al programma originario, che prevedeva il rientro a febbraio.
Una decisione storica tra prudenza e privacy medica
La scelta di far rientrare l’intero equipaggio – composto oltre che da Fincke dalla comandante Zena Cardman, dal giapponese Kimiya Yui e dal cosmonauta russo Oleg Platonov – è stata definita dall’amministratore Nasa Jared Isaacman come una decisione prudenziale nell’interesse della salute dell’astronauta. Non si è trattato di un’evacuazione d’emergenza immediata, ma di un rientro anticipato reso necessario dai limiti delle strumentazioni diagnostiche presenti a bordo della Stazione Spaziale, dove mancano apparecchiature come la risonanza magnetica o la TAC. Durante l’emergenza, come ha rivelato lo stesso Fincke, è risultato fondamentale l’uso di un ecografo portatile, uno strumento che ha permesso di effettuare le prime valutazioni in orbita e che l’astronauta ha caldamente raccomandato venga installato su tutte le future missioni. La capsula SpaceX Crew Dragon è ammarata nell’Oceano Pacifico il 15 gennaio, e tutti e quattro gli astronauti sono stati trasferiti in un ospedale per accertamenti, una procedura finalizzata anche a tutelare la privacy del membro dell’equipaggio che aveva accusato il malore.
Alla ricerca di una spiegazione nel vuoto
Fincke, che ha voluto identificarsi pubblicamente per porre fine alle speculazioni, ha descritto il rimorso provato per aver interrotto la missione e negato la prima passeggiata spaziale alla collega Cardman, ma ha raccontato di essere stato “proibito” dall’amministratore Isaacman dal continuare a scusarsi. “Non sei stato tu, è stato lo spazio”, gli hanno detto i suoi colleghi. L’ipotesi più accreditata, al momento, è che l’improvvisa afonia possa essere correlata agli effetti fisiologici della lunga esposizione alla microgravità: Fincke ha trascorso complessivamente 549 giorni nello spazio, e l’episodio si è verificato quando si trovava a circa cinque mesi e mezzo di missione. I medici della Nasa stanno analizzando i dati di volo e incrociando le cartelle cliniche di altri astronauti per verificare se in passato si siano verificati episodi simili, mentre l’indagine sulle cause specifiche di questo malore resta ancora aperta.
Le conseguenze operative e il futuro della medicina spaziale
A bordo della Iss, dopo il rientro anticipato della Crew-11, è rimasto un equipaggio ridotto di tre persone in attesa dell’arrivo della missione Crew-12, il cui lancio potrebbe essere anticipato per ripristinare le normali operazioni scientifiche. L’evento ha segnato un momento cruciale per la medicina spaziale, sollevando interrogativi su come gestire emergenze di questo tipo in vista delle future missioni di lunga durata, come quelle dirette verso la Luna o Marte, dove un rientro rapido sulla Terra non sarà un’opzione praticabile. L’utilizzo dell’ecografo a bordo, la telemedicina e l’addestramento paramedico degli astronauti sono emersi come elementi centrali per la sicurezza, anche se il caso di Fincke dimostra come alcune variabili fisiologiche rimangano imprevedibili. Per Fincke, veterano delle missioni spaziali e ottimista per natura, la speranza è quella di poter tornare un giorno a orbitare sopra la Terra, nonostante il mistero che ancora avvolge quei venti minuti di silenzio forzato nello spazio.




