Processo Lindsay Clancy, la giuria resta in stallo in Massachusetts

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La giuria del processo Lindsay Clancy non ha raggiunto un verdetto unanime al quarto giorno di camera di consiglio, mentre in Massachusetts prosegue il procedimento contro la madre di 36 anni accusata di aver ucciso i suoi tre figli piccoli. Il giudice William Sullivan ha chiesto ai giurati di continuare le deliberazioni e, qualora lo stallo dovesse proseguire, potrebbe dichiarare nullo il processo. Fuori dal tribunale di Plymouth si sono intanto radunate molte sostenitrici dell’imputata, alcune vestite di rosa, con l’obiettivo di richiamare l’attenzione sui problemi di salute mentale delle donne nel periodo successivo alla gravidanza e sulla depressione post-partum.

Lindsay Clancy e l’arringa finale sulla psicosi post-parto

Il processo a Lindsay Clancy si è avvicinato alla conclusione con le arringhe finali iniziate giovedì. Il 27 agosto il suo avvocato ha cercato di convincere i giurati che la donna non avesse intenzione di uccidere i figli, sostenendo che fosse stata spinta da una psicosi post-parto. Clancy, ex infermiera, è accusata di aver ucciso Cora, di 5 anni, Dawson, di 3, e Callan, di 8 mesi, nella loro abitazione di Duxbury, vicino a Boston, il 24 gennaio 2023. La posizione della difesa e il mancato accordo raggiunto finora dalla giuria hanno portato il procedimento a una fase decisiva, con la possibilità che lo stallo continui nonostante la richiesta del giudice di proseguire il confronto.

Dopo la morte dei tre figli, Lindsay Clancy si è ferita con un coltello e si è lanciata da una finestra del secondo piano nel tentativo, fallito, di togliersi la vita. In seguito è rimasta paralizzata. Questi elementi fanno parte di un caso che negli Stati Uniti ha diviso l’opinione pubblica tra colpevolisti e innocentisti e che, parallelamente al procedimento giudiziario, ha portato nuovamente in primo piano il tema della salute mentale dopo il parto. La mobilitazione delle sostenitrici davanti al tribunale di Plymouth si è concentrata proprio su questo aspetto, collegando il processo alla necessità di parlare dei disturbi che possono manifestarsi dopo una gravidanza.

Il dibattito sulla salute mentale dopo il parto e il racconto di Alyssa Milano

Il caso Lindsay Clancy ha riacceso negli Usa il dibattito sui problemi di salute mentale post-partum, che secondo le stime riportate colpirebbero nel mondo, in varie forme, dal 10 al 30% delle neomamme. La presenza delle sostenitrici fuori dal tribunale, insieme al tema sollevato dalla strategia difensiva, ha trasformato il processo in un punto di attenzione anche per la depressione post-partum e per le condizioni psicologiche che possono presentarsi nel periodo successivo alla nascita di un figlio. Il procedimento resta però concentrato sulla responsabilità penale della donna e sulla decisione della giuria, che dopo quattro giorni di deliberazioni non è ancora riuscita a raggiungere l’unanimità richiesta per il verdetto.

Nelle stesse ore è intervenuta sul tema anche Alyssa Milano, che ha scelto di ripubblicare sulla propria newsletter Substack un testo scritto nel 2018 e pubblicato all’epoca dal Time. Nel racconto l’attrice parlava della propria esperienza dopo la nascita del primogenito, spiegando di essersi sentita una madre fallita e di essere finita in un reparto psichiatrico. Milano raccontava inoltre di aver pensato ogni giorno ai diversi modi in cui suo figlio sarebbe potuto morire. La sua testimonianza è tornata così al centro dell’attenzione mentre il processo a Lindsay Clancy entra nella fase delle deliberazioni e il dibattito sui problemi di salute mentale dopo il parto continua ad accompagnare la vicenda giudiziaria.

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