Zelensky respinge l’accordo Trump-Putin sulla Crimea, mentre l’Ue prepara una controproposta
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Redazione Interno
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Mentre Donald Trump insiste sulla necessità di un’intesa con Vladimir Putin che riconosca de facto il controllo russo sulla Crimea, Volodymyr Zelensky ribadisce con fermezza che la penisola, annessa illegalmente nel 2014, rimane territorio ucraino. «Presto ci saranno novità importanti», ha dichiarato il presidente ucraino, senza però chiarire se parteciperà ai funerali del Papa, evento in cui molti si aspettavano un suo possibile incontro con Trump. Le priorità di Kyiv, del resto, sembrano essere altrove: la situazione militare, sempre più critica, e la definizione di una strategia diplomatica che eviti concessioni unilaterali.
D’altra parte, la controproposta avanzata dall’Ucraina e sostenuta dall’Unione Europea prevede un percorso articolato: una tregua immediata e incondizionata, seguita da negoziati sui territori occupati e su garanzie di sicurezza a lungo termine. Kiev, in particolare, esclude qualsiasi limitazione alla ricostruzione del proprio esercito e chiede il dispiegamento di un contingente europeo, sostenuto logisticamente dagli Stati Uniti. Un piano che, se da un lato contrasta con l’approccio pragmatico di Trump, dall’altro lascia intravedere margini di trattativa su aspetti finora considerati invalicabili.
Intanto, a Mosca, il terzo incontro tra l’inviato americano Steve Witkoff e Putin non ha prodotto svolte significative, ma il tono sobrio delle dichiarazioni fa pensare che le parti stiano lavorando a soluzioni concrete. Le prossime settimane saranno decisive, con due date simboliche all’orizzonte: il 30 aprile, che segnerà i cento giorni dall’insediamento di Trump, e il 9 maggio, festa nazionale russa della Vittoria.




