Stellantis al Salone di Parigi: nove concept e la sfida del rilancio
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Redazione Economia
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Stellantis si prepara a occupare il centro della scena al Salone dell'Auto di Parigi, in programma dal 12 al 18 ottobre. Il gruppo italo-francese ha scelto la kermesse francese per una dimostrazione di forza che ruota attorno a numeri precisi: nove concept car, oltre sessanta vetture di serie, otto marchi coinvolti e uno stand da 5.340 metri quadrati nel padiglione 4 di Porte de Versailles, il più grande dell'intera manifestazione.
Il piano industriale dietro le concept
L'appuntamento parigino arriva a pochi mesi dalla presentazione di FaSTLAne 2030, il piano strategico quinquennale illustrato lo scorso maggio da Antonio Filosa. Il programma mobilita 60 miliardi di euro di investimenti e prevede oltre sessanta nuovi modelli entro la fine del decennio, con una gamma che spazierà dalle elettriche pure alle ibride plug-in, passando per soluzioni termiche e mild hybrid.
La scelta di concentrare a Parigi nove prototipi inediti risponde a una logica precisa: mostrare come le piattaforme modulari del gruppo — in particolare la nuova architettura STLA One, che debutterà nel 2027 — possano declinarsi su marchi e segmenti profondamente diversi.
Le anteprime di serie e i ritorni attesi
Accanto ai prototipi, lo stand Stellantis ospiterà una serie di debutti commerciali di peso. DS Automobiles porta per la prima volta in un salone internazionale la N°7, SUV premium disponibile con motorizzazioni ibride ed elettriche, quest'ultima con un'autonomia dichiarata fino a 740 chilometri. Fiat svela le nuove Grizzly e Grizzly Fastback, due SUV pensati per la mobilità familiare e sviluppati attorno a criteri di spazio e versatilità.
Lancia torna nel segmento dei crossover C-UV con la nuova Gamma, modello progettato, sviluppato e prodotto nello stabilimento di Melfi, che segna una tappa concreta nel percorso di rilancio europeo del marchio. Leapmotor, il costruttore cinese le cui attività internazionali sono gestite attraverso la joint venture con Stellantis, approfitta della vetrina parigina per le anteprime europee della B03, compatta elettrica di segmento B, e della D19, SUV ammiraglia di nuova generazione.
La strategia multi-energy e il peso dell'Italia
Il messaggio industriale che Stellantis intende veicolare a Parigi passa anche dalla conferma dell'approccio multi-energy. Le piattaforme STLA, originariamente concepite per essere native elettriche, sono state ingegnerizzate per accogliere con la stessa efficienza pacchi batteria di grandi dimensioni, motorizzazioni ibride e propulsori endotermici ad alta efficienza. Questa impostazione consente al gruppo di modulare la produzione in base alla domanda reale dei singoli mercati, riducendo il rischio industriale senza rinunciare agli obiettivi di decarbonizzazione.
Sul fronte produttivo italiano, il piano FaSTLAne 2030 assegna a Pomigliano d'Arco un ruolo centrale con il progetto E-Car, destinato a portare nello stabilimento campano tre nuovi modelli elettrici urbani a partire dal 2028, mentre Melfi si prepara ad accogliere entro la fine del 2027 un nuovo C-SUV Alfa Romeo basato sulla piattaforma STLA Medium.
Le richieste a Bruxelles e il nodo delle regole
Alla vigilia dell'apertura del salone, Emanuele Cappellano, COO di Stellantis per l'Enlarged Europe, ha rilanciato la posizione del gruppo sul quadro normativo europeo. Nel corso della presentazione istituzionale della nuova Lancia Gamma, il manager ha indicato tre priorità: veicoli commerciali leggeri, auto compatte e una definizione più rigorosa del concetto di "Made in Europe".
«Dalle regole europee che si definiscono oggi dipende il futuro della nostra industria», ha dichiarato Cappellano, sottolineando come il fattore tempo sia ormai determinante perché «il settore dell'automotive europeo non può più permettersi altro tempo».
La richiesta non riguarda soltanto gli obiettivi di riduzione delle emissioni per i veicoli commerciali, ma anche criteri più stringenti sull'origine dei componenti: secondo il dirigente, assemblare in Europa un'auto costruita in larga parte con componenti importati non genera un contributo industriale reale per il continente.
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