Addio a Matteo Franzoso: l'eroe di Sestriere e una riflessione sulla sicurezza negli sport invernali
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Redazione Sport
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Una bara avvolta nel tricolore ha accolto oggi, nella chiesa di Sant’Edoardo a Sestriere, l’ultimo saluto a Matteo Franzoso. Lo sciatore della squadra nazionale è scomparso a soli cinquant’anni dopo un incidente in allenamento in Cile, lo scorso 13 settembre.
Un addio tra le montagne di Sestriere
Ai piedi delle celebri Torri che sovrastano la località, proprio dove Franzoso mosse i primi passi sugli sci, parenti, amici e compagni si sono riuniti per i funerali di Stato. Alla cerimonia hanno preso parte il ministro dello Sport Andrea Abodi, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, insieme ai vertici del CONI e della Federazione italiana sport invernali.
Il dolore dei genitori di Matilde Lorenzi
Tra i presenti, un velo di amarezza ancora più profondo avvolgeva i genitori di Matilde Lorenzi, la sciatrice diciannovenne tragicamente scomparsa in un incidente d'allenamento nell'ottobre 2022. «Quello che mi amareggia di più», ha confidato la madre, «è che il sacrificio di Matilde non sia servito». Una dichiarazione che accende i riflettori sulle questioni di sicurezza negli sport invernali.
Le misure annunciate dalla federazione
In risposta a queste tragedie, la federazione ha annunciato l’intenzione di applicare standard di sicurezza pari a quelli della Coppa del Mondo anche durante le sessioni di preparazione, un passo verso una maggiore tutela degli atleti.
Il ricordo straziante di una madre
Le parole più commoventi sono state quelle della mamma Olga, in un biglietto al figlio: «Da piccolo sognavi i Giochi Olimpici e stavi quasi raggiungendo quel sogno... ricordati che sei il nostro eroe». Un tributo privato che racchiude tutta la dimensione di una promessa spezzata.
Una comunità sportiva unita nel dolore
La comunità sportiva – rappresentata anche dagli atleti del Gruppo sportivo delle Fiamme Gialle, il corpo di Franzoso – si è stretta attorno al padre Marcello e al fratello Michele. La cerimonia è stata non solo un addio a un campione, ma un momento di riflessione collettiva sui rischi dello sport.




