Cuba, il blackout e l’assedio silenzioso: embargo totale, l’Europa si piega alle leggi di Washington

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’isola che per decenni ha sfidato l’America resistendo con la retorica della dignità, si trova oggi letteralmente al buio. Non si tratta di una semplice interruzione tecnica, quella che sta colpendo l’Avana e l’intero arcipelago, bensì di un collasso orchestrato da una morsa economica che non lascia scampo.

A certificare lo stato di grave crisi è lo stesso ministro dell’Energia cubano, Vicente de la O, il quale ha dovuto ammettere una verità ineludibile: le riserve di diesel e olio combustibile sono completamente esaurite. raiplay +3

Le conseguenze sulla popolazione, quasi 11 milioni di persone secondo i dati ufficiali (sebbene fonti indipendenti parlino di cifre leggermente inferiori a causa dell’emigrazione), sono devastanti e tangibili.

Quartieri interi della capitale restano senza corrente elettrica per oltre venti ore al giorno, trasformando la vita quotidiana in una corsa a ostacoli tra l’approvvigionamento di cibo – già reso difficile dalla cronica scarsità – e la sospensione di servizi essenziali come la raccolta dei rifiuti o le cure ospedaliere programmate. lastampa +3

La situazione, come si legge nei rapporti internazionali, non è mai stata così grave dai tempi del cosiddetto “Periodo Especiale” degli anni Novanta, quando crollò l’Unione Sovietica; eppure, stavolta l’assenza di un partner commerciale disposto a supplire al fabbisogno rende l’agonia ancora più silenziosa. rai +3

L’effetto faro del gigante americano

Se il regime di embargo storico bloccava già le merci, l’ordine esecutivo firmato il 29 gennaio 2026 da Donald Trump ha cambiato radicalmente le regole del gioco, imponendo un nuovo regime sanzionatorio caratterizzato da una portata extraterritoriale senza precedenti.

In sostanza, Washington ha deciso che non solo le aziende statunitensi, ma chiunque al mondo voglia fare affari con Cuba deve passare al setaccio le proprie scelte, pena l’esclusione dal mercato americano. ilsole24ore +3

Questa è la ragione, come emerge dalle inchieste sul campo, per cui alle navi provenienti dall’Europa viene impedito di fatto di attraccare con carichi di petrolio. Non è una leggenda metropolitana, ma l’effetto pratico di una politica di “massima pressione”. Le banche europee, terrorizzate dall’idea di perdere l’accesso ai dollari o di subire multe milionarie, bloccano qualsiasi transazione che abbia anche solo un lontano legame con L’Avana. raiplay +3

Neppure i farmaci salvavita, che sulla carta dovrebbero godere di esenzioni umanitarie, riescono a fluire con regolarità, perché i corrieri e gli assicuratori – questi ultimi quasi sempre con interessi negli Stati Uniti – rifiutano di coprire i rischi. Di fatto, l’Europa assiste inerme allo strangolamento di un partner storico, piegando la propria sovranità commerciale alle leggi di uno Stato terzo. raiplay +3

La strategia delle “terre rare” e il cono d’ombra geopolitico

Ma cosa spinge l’amministrazione repubblicana a questa escalation, se non la retorica della libertà? Secondo l’analista Roberto Papetti, che interviene sul dibattito in corso, dietro la facciata dei diritti umani si celano interessi ben più concreti e minerali.

Cuba, lo si dimentica spesso, si trova seduta su uno dei giacimenti più strategici al mondo per quanto riguarda il nichel e il cobalto, elementi essenziali per la transizione ecologica, le batterie dei veicoli elettrici e l’industria bellica. lastampa +3

Finora, la maggior parte di queste preziose materie prime è finita nelle mani della Cina, il principale competitor globale di Washington.

L’obiettivo, per Trump, sarebbe quindi duplice: rompere l’egemonia cinese sulle catene di approvvigionamento e sfruttare la posizione geografica unica dell’isola, un’enorme “portaerei naturale” a pochi chilometri dalle coste della Florida e a ridosso del canale di Panama.

In questo contesto, la sofferenza della popolazione diventa una leva negoziale. agensir +3

L’amministrazione usa il pugno di ferro per costringere il regime castrista a un tavolo delle trattative dove si discute non tanto di elezioni libere, ma di concessioni minerarie e di controllo militare dello Stretto. ilsole24ore +3

Tra amnistie e macerie sociali

Paradossalmente, mentre la tensione raggiunge livelli insostenibili, il governo cubano guidato da Miguel Díaz-Canel ha tentato una mossa spiazzante. Lo scorso aprile, in quella che è stata definita l’amnistia più ampia degli ultimi anni, L’Avana ha annunciato la scarcerazione di oltre duemila detenuti.

Un gesto che è stato letto da alcuni osservatori come un tentativo di togliere argomenti alla Casa Bianca, proprio mentre il segretario di Stato Marco Rubio (di origini cubane e noto per la sua linea dura) rilasciava dichiarazioni che fanno presagire un coinvolgimento militare diretto. rai +3

L’elenco dei rilasciati è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale a maggio, ma la mossa non ha fermato l’escalation verbale e finanziaria da nord. Sul campo, la realtà dei fatti è che la rete elettrica non regge nemmeno con l’apporto dell’energia solare installata negli ultimi due anni; i pannelli ci sono, ma mancano le batterie per accumulare la carica e la manutenzione a causa del blocco dei componenti. raiplay +3

I generatori diesel delle fabbriche tacciono, e l’unica domanda che serpeggia tra la gente non è più “quando tornerà la luce”, ma “fino a quando potremo resistere senza di essa”. agensir +3

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