Spider-Man: Brand New Day, la recensione del nuovo film con Tom Holland

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Quattro anni dopo gli eventi di Spider-Man: No Way Home, Peter Parker è finalmente solo. Non nel senso metaforico di un adolescente in crisi esistenziale, ma in quello letterale, crudele e definitivo, che il regista Destin Daniel Cretton mette in scena con precisione chirurgica nel nuovo capitolo della saga interpretata da Tom Holland.

Il mondo ha dimenticato chi si nasconde sotto la maschera dell'Uomo Ragno: MJ (Zendaya) e Ned (Jacob Batalon) vivono le loro vite come se lui non fosse mai esistito, mentre Peter vaga per New York come un fantasma, dedicandosi anima e corpo alla sua missione di vigilante urbano.

Spider-Man: Brand New Day rappresenta molto più di un semplice sequel: il film, come suggerisce il titolo, è un vero e proprio atto di rinascita, un tentativo di riportare il personaggio alle sue radici più autentiche, quelle di un eroe di quartiere costretto a fare i conti con la solitudine, il lutto e le conseguenze delle proprie scelte. E il risultato è un'opera matura, a tratti sorprendente, che ridefinisce il percorso dell'eroe all'interno del Marvel Cinematic Universe.

La trama: l'Uomo Ragno come thriller psicologico

La premessa narrativa è tanto semplice quanto efficace. Dopo l'incantesimo di Doctor Strange, Peter Parker non esiste più per nessuno; un peso che il giovane Tom Holland interpreta con una vulnerabilità che non gli avevamo mai visto addosso.

La sua esistenza si riduce a una routine fatta di inseguimenti notturni e scontri con i criminali più disparati, dalla minaccia rappresentata da Scorpione (Michael Mando) a quella di Tombstone (Marvin Jones III), fino a gestire i problemi quotidiani di una metropoli che, pur non sapendo chi sia, continua ad amare il suo "amichevole Spider-Man di quartiere".

Le uniche connessioni umane rimaste sono il rapporto professionale con la detective DeWolff (Liza Colón-Zayas) e la conflittuale alleanza con Frank Castle, alias il Punisher (Jon Bernthal), una presenza ingombrante e moralmente ambigua che funge da cupo contraltare alle idealità del protagonista.

Quando a New York iniziano a verificarsi strani attacchi telepatici, che trasformano ignari cittadini in burattini di una volontà malefica, Peter si trova a dover indagare su una minaccia ben più insidiosa del solito cattivo in costume. L'antagonista, interpretato da una Sadie Sink in gran forma, non si limita a sfidare l'eroe fisicamente, ma cerca di insinuarsi nella sua mente, attaccandolo nei punti più fragili e dolorosi del suo passato. Il film si trasforma così in un avvincente thriller psicologico, in cui il vero campo di battaglia è la psiche tormentata di Peter.

Un cast in stato di grazia

Tom Holland offre quella che molti critici definiscono la sua interpretazione più matura e sfumata nei panni dell'Uomo Ragno. Liberato dalle ingombranti scenografie del multiverso e dal ruolo di "figlioccio" di Tony Stark, l'attore britannico ha l'opportunità di esplorare le crepe dell'eroe, mostrando tutto il peso della solitudine che lo opprime. Ma il vero colpo di genio di Spider-Man: Brand New Day è l'inserimento di Frank Castle nel suo mondo, un personaggio che Jon Bernthal interpreta con la solita intensità, ma che qui viene riletto in chiave quasi ironica.

Il loro rapporto, fatto di battute acide e di una fraternità sul campo di battaglia, è una delle sorprese più riuscite del film.

La presenza di Sadie Sink nel cast è un altro elemento di indiscutibile valore, anche se il suo ruolo è stato tenuto gelosamente nascosto e non è possibile rivelarlo senza rovinare una delle sorprese principali della trama. Si può dire, senza timore di smentita, che l'attrice di Stranger Things si inserisce perfettamente nell'ecosistema Marvel, portando con sé un carisma e una presenza scenica che si sposano alla perfezione con il tono più dark e introspettivo del film.

Apprezzabile anche il cameo di Mark Ruffalo nei panni di Bruce Banner, che offre un momento di confronto tra due anime tormentate e solitarie, ma che, a ben vedere, rischia di apparire come un espediente narrativo un po' troppo gratuito per legare il film agli eventi futuri dell'MCU.

Regia e azione: Destin Daniel Cretton alza l'asticella

L'approccio del regista Destin Daniel Cretton, già apprezzato per Shang-Chi e la leggenda dei dieci anelli, è quello di un autore che non si accontenta di mettere in scena un semplice cinecomic. La sua regia è attenta alla psicologia dei personaggi e alla costruzione dell'atmosfera, come dimostrano le sequenze in cui Peter osserva da lontano la vita che gli è stata sottratta o quelle in cui il suo corpo inizia a subire una misteriosa e potenzialmente pericolosa mutazione genetica.

La sua esperienza nel cinema indipendente, come visto in Short Term 12, gli permette di dare spessore e credibilità anche alle scene più emotivamente intense.

Non manca, tuttavia, la spettacolarità che ci si aspetta da un film di questo genere. Anzi. Le scene d'azione di Spider-Man: Brand New Day sono tra le meglio coreografate dell'intero MCU. Cretton sfrutta la verticalità della città di New York come pochi, regalando momenti di puro dinamismo che sfruttano il senso di vertigine e le altezze. I combattimenti, spesso sporchi e fisici, vedono un Spider-Man meno agile e più "umano" nei suoi errori, quasi a sottolineare la sua fragilità emotiva.

Se da un lato il film rinuncia alle follie multiversali dell'episodio precedente, dall'altro guadagna in coerenza e profondità, dimostrando che per raccontare una grande storia non è sempre necessario alzare la posta in gioco a livello cosmico.

Spider-Man: Brand New Day è quindi un'opera riuscita, che riesce nell'impresa di essere allo stesso tempo un nuovo inizio e un punto di arrivo per il Peter Parker di Tom Holland. Un film sulla crescita, sul dolore, sulla necessità di riconnettersi con gli altri dopo aver toccato il fondo della solitudine. Un'impresa che, a volte, è più difficile che salvare l'universo.

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