Minacce alla figlia di Meloni, il prof Addeo si scusa: «Gesto stupido, ma non ritiro le mie idee»
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Redazione Interno
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Stefano Addeo, docente di tedesco in un liceo della provincia di Napoli, ha ammesso senza giri di parole di aver commesso «un gesto stupido» quando, su X, ha condiviso un post in cui si augurava la morte alla figlia di Giorgia Meloni. «Non si augura mai la morte, soprattutto a una bambina», ha dichiarato al Roma online, precisando però di non voler ritrattare le proprie posizioni politiche: «Non mi sento rappresentato da questo governo». Le sue parole, però, non hanno placato le polemiche, alimentate dal ritrovamento di altri messaggi violenti, tra cui uno in cui avrebbe paragonato i figli di premier e vicepremier ai bambini palestinesi di Gaza.
Addeo, 65enne di Marigliano, insegnante dal 1993 e attualmente in servizio all’Istituto Enrico Medi di Cicciano, ha tentato di ridimensionare la portata delle sue affermazioni, attribuendo parte della responsabilità all’intelligenza artificiale. «Ho chiesto all’AI di farmi un post cattivo su di lei», ha spiegato al Tgr Rai Campania, definendosi «superficiale» e chiedendo perdono per aver evocato, anche indirettamente, il ricordo di Martina, la 14enne uccisa ad Afragola in un caso di femminicidio. Una giustificazione che, però, non convince chi sta esaminando la sua attività online: gli investigatori stanno scandagliando post e commenti alla ricerca di elementi penalmente rilevanti.
Quello che emerge è un profilo tutt’altro che occasionale. Prima delle minacce a Ginevra Meloni, Addeo avrebbe già pubblicato insulti rivolti al vicepremier Antonio Tajani, al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e al leader della Lega Matteo Salvini. Un pattern che ridimensiona la natura “impulsiva” delle sue dichiarazioni, lasciando intravedere una ostilità politica sistematica, sebbene egli insista nel distinguere tra le critiche al governo e l’episodio, da lui definito «grave errore», rivolto alla figlia della premier.




