Fisco, Unimpresa: "Riduzione Irpef non basta, servono più scaglioni"
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Redazione Interno
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Secondo l’associazione Unimpresa, la riduzione delle aliquote Irpef – approvata nella Legge di Bilancio 2025 e che dal 2026 estenderà il secondo scaglione fino a 60mila euro, abbassando l’aliquota dal 35% al 33% – rappresenta un intervento parziale, il quale, seppure significativo, non affronta il vero nodo strutturale del sistema tributario italiano. Il rischio, come sottolineano gli analisti, è quello di accentuare le distorsioni esistenti, poiché la compressione degli scaglioni continua a penalizzare chi produce valore e, di fatto, disincentiva la piena emersione del reddito.
Parallelamente, il Governo sta valutando l’introduzione di altre misure destinate ad avere un impatto immediato sulle buste paga. Tra queste, una delle più discusse è la detassazione del lavoro straordinario e di quello festivo, proposta inserita nel più ampio pacchetto di interventi fiscali che mira a rilanciare i consumi interni e a sostenere il potere d’acquisto delle famiglie, in un contesto economico ancora segnato da persistenti tensioni inflative.
Il dibattito sulla Manovra 2026, del resto, è già ampiamente aperto e vede sul tavolo una serie articolata di proposte. Oltre al taglio dell’Irpef e all’Irpes premiale, si discute di interventi sul regime forfettario, della cosiddetta rottamazione-quinquies e di nuove regole per la detassazione dei buoni pasto. A quest’ultimo tema si lega l’idea – avanzata dal vicepremier e leader di Forza Italia Antonio Tajani – di esentare fiscalmente anche la tredicesima mensilità, misura che punta ad alleggerire il carico fiscale sui lavoratori dipendenti.




