È morto Anthony Guidera, il bacio esplosivo di “Specie mortale” e quel ruolo ne “Il Padrino - Parte III”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   C’è una generazione di spettatori che ricorderà per sempre il suo volto, magari senza riuscire ad associarlo subito a un nome: lo si incrociava sullo schermo, tra una sagoma massiccia alle spalle di Al Pacino e un’elica di elicottero sullo sfondo. Anthony Guidera, attore dal fisico imponente e dalla carriera fatta di blockbuster che hanno segnato l’immaginario degli anni Novanta, si è spento sabato 6 giugno in un ospedale della zona di Los Angeles; aveva 65 anni.

A darne l’annuncio è stata la moglie, Valarie Anderson, che in un post su Facebook – ripreso poi da Tmz – ha descritto il dolore di una perdita improvvisa con parole che scottano ancora: “Siamo devastati e stiamo cercando di respirare attraverso l’impossibile, vivendo ogni momento come viene”. Un commiato che non lascia spazio a retorica, ma che fotografa lo smarrimento di chi ha visto crollare il proprio mondo nella stanza di un soggiorno.

Un arresto cardiaco in salotto e tre settimane di terapia intensiva

Secondo quanto ricostruito dalla moglie ai media statunitensi, l’11 maggio scorso il cuore dell’attore ha smesso di battere all’improvviso, mentre si trovava con lei nella loro casa nel Sud della California. Trasportato d’urgenza in ospedale, Guidera è stato mantenuto in vita per tre settimane tramite macchinari; poi, quando è apparso chiaro che non c’era più spazio per l’illusione, i medici hanno assecondato le sue volontà espresse in precedenza. È stato quindi staccato dalle macchine – per permettergli, spiega ancora la compagna, di tornare idealmente a casa e avere una morte naturale.

Le stesse fonti citate da Tmz e da altre agenzie rivelano però un dettaglio che rende la vicenda ancora più angosciosa: gli specialisti non sono riusciti a determinare la causa scatenante di quell’arresto cardiaco, rimasto a oggi un’incognita medica.

Dalla guardia del corpo dei Corleone a Hollywood nei panni del “cattivo”

Nato a San Francisco il 18 ottobre 1960, Guidera non era certo uno dei protagonisti delle grandi produzioni in cui ha recitato – eppure, in ognuna di esse, portava un peso specifico non indifferente. Il suo debutto sullo schermo avvenne nel 1990, chiamato nientemeno che da Francis Ford Coppola per Il Padrino - Parte III: lì interpretava una guardia del corpo della famiglia Corleone, un ruolo che aveva anche il suo stesso nome, Anthony.

Da lì in poi, la sua presenza è stata una costante nei film d’azione di Michael Bay (prima The Rock nel 1996, poi Armageddon - Giudizio finale due anni più tardi) e nelle serie tv di successo, da Baywatch a Star Trek: Deep Space Nine, fino a E.R. - Medici in prima linea. Ma il suo lascito più iconico – quello che lo ha consegnato alla storia delle classifiche di MTV – resta legato a un bacio: quello rubato alla bellissima e letale Sil, interpretata da Natasha Henstridge, nel film di fantascienza Specie mortale del 1995.

Un bacio dal sapore amaro, visto che il suo personaggio, Robbie, paga quella scena con la morte. Nel 1996, la coppia ha vinto l’MTV Movie Award per il miglior bacio sullo schermo, battendo concorrenti del calibro di Antonio Banderas e Salma Hayek.

Il commiato della moglie e la vita parallela come “reverendo”

Oltre alla carriera hollywoodiana, Guidera conduceva un’esistenza meno patinata, legata alla spiritualità: insieme alla moglie Valarie prestava servizio come volontario presso la fondazione mistica Astara, con sede a Palos Verdes Estates. Ed è proprio quella cerchia, in un messaggio diffuso sui social, a ricordarlo chiamandolo “Reverendo Anthony”. Un uomo, quindi, che aveva scelto di mettere la sua notorietà al servizio di una ricerca interiore.

Nel post che annuncia la scomparsa, la fondazione fa eco alle parole della vedova: “Siamo devastati e stiamo cercando di respirare attraverso l’impossibile”. A Guidera, che lascia anche un figlio di nome Nick, l’industria del cinema ha riservato un percorso da comprimario di lusso; ma per chi lo ha incrociato sul grande schermo – e per chi gli è stato accanto fino all’ultimo respiro – il suo volto resta impresso come quello di un uomo che, pur non rubando mai la scena, ha reso credibili persino le esplosioni più improbabili di un certo cinema anni Novanta.

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