La transazione da 100 milioni e l’accusa del M5S: “Coinvolta la moglie di Cirielli, è un’operazione politica”
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Redazione Interno
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Il coinvolgimento della moglie del viceministro Edmondo Cirielli nella transazione che ha portato allo Stato a corrispondere 100 milioni di euro all’imprenditore Dario Bianchi, della JC Electronics, riaccende lo scontro politico sulla gestione dell’emergenza Covid. Secondo il Movimento 5 Stelle, la circostanza dimostrerebbe l’esistenza di un disegno orchestrato dalla maggioranza di centrodestra per delegittimare Giuseppe Conte, principale oppositore politico di Giorgia Meloni e presidente del Movimento.
La denuncia, formalizzata dal vicepresidente pentastellato Stefano Patuanelli, arriva mentre la Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid si prepara a chiudere i propri lavori con atti destinati a finire nelle procure contabili e penali.
La firma di Campitiello e il ruolo della dirigente del ministero
La transazione che ha messo fine alla controversia tra lo Stato e la JC Electronics, anticipata nei giorni scorsi da alcune testate giornalistiche, è stata firmata dalla dirigente del ministero della Salute Maria Rosaria Campitiello, alla guida del Dipartimento della Prevenzione e delle Emergenze Sanitarie. La vicenda affonda le radici nel 2020, quando l’azienda di Dario Bianchi si rivolse alla Protezione Civile per fornire dispositivi di protezione individuale, lasciando – come lo stesso Bianchi ha raccontato in audizione – un semplice foglio A4 alla reception dell’ente.
Da quel gesto, e dal mancato inoltro di una certificazione Inail da parte della struttura commissariale guidata da Domenico Arcuri, è scaturito un contenzioso che ha portato il governo a chiudere la partita con un accordo economico di oltre cento milioni di euro.
La replica della maggioranza e l’esposto di FdI contro Conte
Sul fronte opposto, Fratelli d’Italia respinge al mittente le accuse di presunta manovra politica e passa al contrattacco, chiedendo a Giuseppe Conte di rinunciare allo scudo penale che ha protetto i commissari straordinari durante l’emergenza. Il capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami ha annunciato un contro-esposto, sostenendo che la sinistra stia tentando di mistificare i fatti per coprire gli errori dell’esecutivo giallorosso.
Secondo la ricostruzione della maggioranza, l’accordo transattivo avrebbe evitato una condanna certa e molto più onerosa per le casse pubbliche, visto che un errore materiale del braccio destro di Arcuri impedì al Cts di ricevere il parere positivo dell’Inail sui dispositivi prodotti da Bianchi. Senza quella transazione, spiegano i meloniani, lo Stato avrebbe dovuto pagare circa 250 milioni di euro, oltre a 20 milioni di spese legali.
Le audizioni in Commissione e l’autodifesa di Bianchi
Dario Bianchi, principale accusatore di Conte nell’ambito dei lavori della Commissione Covid, ha sempre negato di aver preso di mira il leader pentastellato, limitandosi a raccontare i fatti così come si erano svolti. Il suo racconto, incentrato sul celebre foglio A4 lasciato alla Protezione Civile, ha messo in luce le disfunzioni della macchina amministrativa durante la pandemia, ma anche le difficoltà incontrate dagli imprenditori italiani che avevano ottenuto le certificazioni necessarie per fornire mascherine allo Stato.
La Commissione, presieduta dal senatore di FdI Marco Lisei, ha deciso di non limitarsi a una relazione finale, ma di corredarla con esposti formali alle procure, per consentire ai magistrati contabili e penali di valutare eventuali profili di responsabilità emersi durante le audizioni.
La posizione del M5S e l’interrogativo sul silenzio di Bignami
Nel replicare alle accuse, il vicepresidente pentastellato Stefano Patuanelli ha sollevato un interrogativo sul silenzio di alcuni esponenti di Fratelli d’Italia, in particolare di Galeazzo Bignami, di fronte alla vicenda che coinvolge la moglie del viceministro Cirielli. Secondo Patuanelli, gli italiani sarebbero ormai in grado di distinguere tra chi ha realmente lucrato sulla tragedia del Covid e chi, come Giuseppe Conte, ha agito nell’interesse del Paese.
La tesi del M5S è che il coinvolgimento di un familiare di un esponente di spicco della maggioranza nella transazione dimostrerebbe la natura politica dell’operazione, finalizzata a colpire l’ex presidente del Consiglio in un momento delicato per il governo e per l’opposizione.




