Il primo dispositivo di OpenAI con Jony Ive sarà uno smart speaker con fotocamera
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Dopo mesi di indiscrezioni che parlavano di un dispositivo “post-smartphone” dalle fattezze di un sasso, di un oggetto tascabile da portare sempre con sé, il progetto hardware di OpenAI a cui sta lavorando Jony Ive sembra aver preso una direzione ben diversa, decisamente più domestica e, per certi versi, persino prevedibile. Stando a un dettagliato report pubblicato da The Information e ripreso da diverse testate internazionali, il primo prodotto fisico frutto della collaborazione tra la società di Sam Altman e il leggendario designer — colui che ha plasmato l’estetica dei prodotti Apple più iconici degli ultimi vent’anni — non sarebbe un indossabile, bensì uno smart speaker. Un altoparlante intelligente, per intenderci, che per filosofia e collocazione potrebbe ricordare un HomePod, ma con un twist sostanziale: l’integrazione di una fotocamera. Il dispositivo, il cui prezzo dovrebbe attestarsi tra i 200 e i 300 dollari, rappresenta il primo passo concreto di OpenAI nel mondo dell’hardware, un tentativo di dare una dimensione fisica e “domestica” all’intelligenza artificiale conversazionale di ChatGPT, portandola idealmente dal telefonino al centro del salotto di casa -2-5.
Occhi e orecchie nelle nostre case: le funzionalità del dispositivo
La scelta di integrare una fotocamera in uno speaker, di per sé, non è una novità assoluta — basti pensare ad alcuni modelli di Amazon Echo Show o ai display intelligenti di Google — ma l’uso che OpenAI intende farne, stando a quanto trapelato, cambia radicalmente la natura stessa del dispositivo. Non si tratterebbe, infatti, di un semplice accessorio per videochiamate, ma di un vero e proprio sensore visivo permanente, concepito per osservare l’ambiente circostante e interagire con esso in modo proattivo. Il dispositivo sarebbe in grado di riconoscere gli oggetti appoggiati su un tavolo, di captare le conversazioni in corso nella stanza e, sulla base di queste informazioni, di offrire un supporto contestuale, quasi un’assistenza personalizzata che va oltre il semplice comando vocale -1-7. Tra le funzionalità più interessanti e, va detto, anche delicate, ci sarebbe un sistema di riconoscimento facciale simile a Face ID che, abbinato alle capacità di acquisto già integrate in ChatGPT, potrebbe permettere agli utenti di completare transazioni commerciali con un semplice sguardo, identificando un prodotto e procedendo al pagamento in modo istantaneo -3-9. Questo scenario apre interrogativi non banali sulla gestione dei dati biometrici e sulla sicurezza, ma delinea al contempo un ecosistema in cui l’AI diventa a tutti gli effetti un intermediario commerciale, un nuovo e potentissimo canale di vendita.
Un progetto ambizioso tra smart glasses e una misteriosa lampada
Lo smart speaker, la cui uscita è prevista indicativamente non prima di febbraio 2027, non esaurisce però i piani di OpenAI nel settore dell’hardware. Il report di The Information parla infatti di una vera e propria famiglia di dispositivi in fase di sviluppo, a testimonianza di una strategia di lungo respiro che mira a disseminare l’intelligenza artificiale in diversi oggetti e contesti d’uso. Tra questi, figurano un paio di occhiali intelligenti, un prodotto che, in un mercato già dominato da esperimenti come i Ray-Ban Meta, rappresenterebbe una sfida affascinante e al tempo stesso complessa, tanto che la loro messa a punto e il lancio su larga scala non sarebbero previsti prima del 2028 -2-7. C’è poi una voce più singolare, quasi poetica per la sua semplicità: una lampada intelligente. Di questo progetto si sa pochissimo, se non che ne esisterebbero già dei prototipi; non è chiaro, al momento, se vedrà mai la luce o se rimarrà un esperimento di laboratorio, ma la sua stessa esistenza lascia intendere quanto ampio sia lo spettro delle ricerche di OpenAI e di LoveFrom, lo studio di design di Jony Ive, nel tentativo di immaginare nuove interfacce e nuove interazioni con l’AI, lontane dallo schermo e integrate negli arredi e nella vita quotidiana -3-5.
La complessa macchina organizzativa dietro il prodotto
Dietro le quinte di questi annunci, c’è una macchina organizzativa complessa e, a quanto pare, non priva di tensioni. La collaborazione tra OpenAI e Jony Ive, la cui società LoveFrom è stata acquisita dalla prima nel maggio del 2025 per una cifra vicina ai 6,5 miliardi di dollari, non è infatti una semplice consulenza esterna, ma un innesto profondo e delicato -5-9. Se da un lato Ive e il suo team mantengono un controllo creativo significativo, con la responsabilità di concepire il design e l’esperienza d’uso dei dispositivi, dall’altro lato il team hardware interno di OpenAI, forte di circa 200 persone e composto da numerosi ex-ingegneri e dirigenti Apple, è incaricato di trasformare quelle idee in prodotti reali, occupandosi dell’ingegnerizzazione, del software e della produzione. Questa suddivisione dei ruoli, stando a quanto riportato da fonti vicine all’azienda, avrebbe generato alcune frizioni: alcuni dipendenti di OpenAI avrebbero lamentato una certa lentezza da parte di LoveFrom nel rivedere i progetti e una comunicazione non sempre trasparente sui processi creativi, un modus operandi, va detto, che ricorda molto da vicino la riservatezza quasi maniacale tipica della vecchia Apple -2-8. Nonostante queste difficoltà, l’obiettivo rimane ambizioso: creare un nuovo linguaggio di design per l’era dell’AI generativa.




