Mondiali 2026, l’evoluzione silenziosa delle Wags: non solo glamour ma anche filantropia
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Redazione Sport
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Sui campi che, per la prima volta nella storia della competizione, si allargano a ospitare quarantotto nazionali – per un totale di milleduecentoquarantotto atleti scesi in campo tra Messico, Stati Uniti e Canada – l’attenzione dei media, come sempre accade a partire da quella lontana estate tedesca del 2006, non si concentra esclusivamente sul rettangolo verde.
E mentre le squadre si preparano a darsi battaglia per un mese intero, gli spalti e i resort di lusso che ospitano le comitive diventano il palcoscenico di un contro-spettacolo mediatico altrettanto calibrato: quello dedicato alle Wags, acronimo ormai consolidato nel lessico della football culture che sta per “Wives and Girlfriends”.
A vent’anni esatti da quando i tabloid inglesi coniarono il termine durante l’edizione disputata in Germania – un’edizione che vide l’Inghilterra fermarsi ai quarti di finale contro il Portogallo nonostante i riflettori fossero puntati sulle comitive guidate da Victoria Beckham, Coleen Rooney e Cheryl Cole – il fenomeno ha subito una mutazione profonda, abbandonando progressivamente la semplice etichetta di “appendici” dei calciatori per abbracciare ruoli da protagoniste autonome nell’imprenditoria, nella moda e, in molti casi di rilievo, nella filantropia internazionale.
L’effetto Beckham e la nascita di un’etichetta nell’immaginario collettivo
Per comprendere appieno la portata del fenomeno, occorre necessariamente fare un salto indietro nel tempo, fino a quel giugno del 2006 quando la nazionale inglese, stabilita nella tranquilla località termale di Baden-Baden, trasformò la rassegna iridata in un reality improvvisato.
Sebbene la stampa avesse già mostrato curiosità per le compagne dei calciatori sin dagli anni Cinquanta – basti pensare al matrimonio del capitano Billy Wright con la cantante Joy Beverley – fu proprio l’estetica y2k di Victoria Beckham, tra minigonne, Ugg e maxi borse Birkin, a cristallizzare lo stereotipo della Wag come ragazza alla ricerca ossessiva di visibilità, dedita allo shopping sfrenato e allo champagne.
Le cosiddette “regine del gossip” di quell’epoca, spesso derise per i loro look appariscenti e accusate di distrarre i campioni in campo, resistettero tuttavia alle sconfitte sportive; riuscirono anzi a capitalizzare l’attenzione mediatica lanciando linee di cosmetici, profumi e programmi tv, dimostrando una capacità imprenditoriale che la narrazione maschilista dell’epoca tendeva sistematicamente a minimizzare. Oggi, a due decenni di distanza, il contesto è radicalmente mutato, e il termine “Wag” non rappresenta più un insulto o una gabbia mediatica, ma una piattaforma di lancio.
Il nuovo paradigma tra business, wellness e cause sociali
Nel 2026, sfogliando l’album delle partecipanti a questa edizione itinerante del mondiale, emerge con chiarezza come le protagoniste abbiano imparato a utilizzare i riflettori per fini che vanno ben oltre la semplice esposizione personale.
In cima alla classifica delle influencer globali troviamo Georgina Rodriguez, promessa sposa di Cristiano Ronaldo, la quale non si limita ad accompagnare il fuoriclasse portoghese nella sua “last dance” mondiale, ma ha costruito un impero mediatico personale – tra sponsorizzazioni di lusso e una serie documentaria per Netflix – che alimenta al contempo campagne di raccolta fondi per la ricerca sul cancro pediatrico.
Discorso simile, sebbene più riservato nei modi, vale per Antonela Roccuzzo, moglie di Lionel Messi: modella e imprenditrice, l’argentina ha scelto di investire la propria notorietà nel settore del benessere e della maternità, diventando ambasciatrice Unicef e sostenendo progetti contro la povertà infantile in Sud America.
E ancora più significativo è il caso di Magi Sadeq, moglie dell’egiziano Mohamed Salah: a differenza delle colleghe, questa biotecnologa formata all’università di Alessandria rifiuta completamente l’esposizione social e gestisce in prima persona fondazioni che costruiscono ospedali e impianti per l’acqua potabile nelle aree rurali del paese. L’intreccio tra bellezza e cervello, insomma, si fa sempre più stretto, lasciando intendere come lo stereotipo della “sciura viziata” sia ormai un ricordo sepolto.
L’equilibrio mediterraneo e le new entry sui social
Se l’asse Sudamerica-Europa domina la scena con nomi consolidati come Bruna Biancardi (compagna di Neymar Jr.), che dopo anni di turbolenze sentimentali ha trovato stabilità dedicandosi all’Istituto del marito, l’attenzione degli appassionati è fortemente attratta anche dalle new entry del Vecchio Continente.
Sul versante spagnolo spicca la figura di Paddy Noarbe, moglie di Marcos Llorente, che ha fondato “Paddyness”, un progetto di coaching nutrizionale e sportivo pensato per l’integrazione di ragazzi con disabilità cognitive; mentre dalla Polonia arriva l’esempio di Anna Lewandowska, ex karateka e nutrizionista, che insieme al marito Robert ha creato la RL9 Foundation per finanziare programmi alimentari e sportivi destinati ai bambini in difficoltà economiche.
Non mancano, tuttavia, le rappresentanti di una “wag culture” più tradizionale e legata all’estetica pura: tra queste spicca la modella e attrice spagnola Ester Exposito, nota per il successo della serie tv “Élite”, la cui recente frequentazione con il fuoriclasse francese Kylian Mbappé ha riacceso i riflettori sulla componente più glamour e mondana degli spalti, sebbene i due non abbiano ancora ufficializzato pubblicamente la loro relazione.
L’eterogeneità dei profili – si va dalla business executive inglese Tolami Benson, impegnata nell’inclusione delle minoranze etniche nel settore creativo, fino all’attivista tedesca Sophia Havertz, dedita alla pet therapy per bambini malati – conferma che l’acronimo Wags ha smarrito il suo significato univoco per diventare un contenitore fluido, capace di ospitare carriere e ambizioni diversissime tra loro.




