Portaerei Ford, incendio in lavanderia e il ritiro a Creta: “maledizione” tecnologica sulla supernave
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Redazione Esteri
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Il mare, si sa, non perdona gli errori, ma talvolta sono gli incidenti più banali – un guanto dimenticato in un’asciugatrice, un corto circuito tra le coperte – a mettere in ginocchio le più sofisticate macchine da guerra mai costruite dall’uomo. È quanto accaduto alla Gerald R. Ford, la portaerei nucleare che rappresenta il fiore all’occhiello della Marina degli Stati Uniti, costretta a interrompere la sua missione nel Mar Rosso per fare rotta verso la base navale di Souda Bay, a Creta. I vertici militari hanno ordinato lo spostamento dopo un incendio sviluppatosi il 12 marzo nella lavanderia di poppa, un rogo che, partito da un banale malfunzionamento di un’asciugatrice, ha richiesto all’equipaggio più di trenta ore di lavoro per essere domato, obbligando i comandi a mettere in atto un’importante operazione di contenimento dei danni.
Fuoco a bordo e la lunga odissea dei 600 senza letto
Le fiamme, divampate mentre la nave era schierata in Medio Oriente per le operazioni che vedono Stati Uniti e Israele contrapposti all’Iran, hanno avuto conseguenze logistiche pesantissime per i 4.500 militari a bordo. Sebbene il Comando Centrale Usa abbia rapidamente escluso la pista di un attacco nemico, attribuendo l’accaduto a un corto circuito in un’asciugatrice industriale, il bilancio dei disagi è paragonabile a quello di un’operazione bellica: oltre 600 marinai hanno perso il proprio alloggio, poiché gli alloggiamenti nelle vicinanze della lavanderia sono stati devastati dal fumo e dal calore. Per giorni, molti di loro hanno dovuto arrangiarsi, dormendo su pavimenti e tavoli improvvisati o alternandosi con i commilitoni per concedersi qualche ora di sonno, in una routine che ha messo a dura prova la tenuta psicologica e operativa dell’equipaggio.
La “maledizione” della supernave e le riparazioni a Creta
La vicenda, per certi versi, sembra inscriversi in quella che gli stessi marinai hanno ormai iniziato a chiamare con ironia amara la “maledizione della Ford”. La missione della portaerei, la più grande e moderna della flotta, era nata già sotto una cattiva stella; durante la navigazione verso il Mediterraneo, prima dell’incendio, si erano già verificati problemi ai servizi igienici, con allagamenti che avevano complicato la vita a bordo. Ora, l’incidente nella lavanderia ha rappresentato il punto di rottura. La nave, un gigante tecnologico dal valore strategico inestimabile, è stata costretta a ritirarsi temporaneamente dalle acque del Mar Rosso per essere sottoposta a riparazioni a Creta, in un intervento che i tecnici stimano durerà almeno una settimana. Si tratta di una battuta d’arresto significativa per la proiezione di forza americana nella regione, proprio mentre le tensioni con Teheran rimangono altissime.
Un ritiro strategico e l’arrivo della Tripoli
Mentre la Ford si prepara a entrare in bacino nella base greca di Souda Bay – una struttura chiave per la logistica statunitense nel Mediterraneo orientale –, il dispositivo navale americano cerca di tamponare la falla con l’arrivo di un’altra unità, la nave d’assalto anfibio Tripoli, per non lasciare scoperto il fianco nelle operazioni in corso. L’incendio, che aveva inizialmente alimentato timori circa un possibile sabotaggio o un attacco mirato, si è rivelato dunque un banale, quanto devastante, incidente domestico in grande scala. Per i vertici militari, la priorità ora è ripristinare la piena operatività della portaerei, restituendo ai 4.500 uomini e donne a bordo non solo la funzionalità bellica della nave, ma anche la semplice decenza di un letto in cui dormire, dopo che un guasto a un’asciugatrice ha trasformato il fiore all’occhiello della Marina in un gigante di acciaio alle prese con le più elementari fragilità umane.
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