Renzi e altri prosciolti nell'inchiesta Open
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
ROMA - Si è conclusa con un colpo di scena l'inchiesta sulla Fondazione Open, che ha visto coinvolti Matteo Renzi, Maria Elena Boschi, Luca Lotti, Marco Carrai e Alberto Bianchi. Dopo cinque anni di indagini, il giudice per l'udienza preliminare ha deciso di prosciogliere tutti gli imputati dalle accuse di finanziamento illecito ai partiti. La decisione ha suscitato reazioni contrastanti, ma ha segnato la fine di una vicenda giudiziaria che ha tenuto banco per anni.
Luca Turco, uno dei magistrati titolari dell'inchiesta insieme a Antonino Nastasi, ha partecipato ieri alla sua ultima udienza prima della pensione. La sua carriera si chiude con una nota di amarezza, poiché è stato bersaglio di critiche da parte dei parlamentari renziani e di parte del centrodestra. Le parole al veleno contro l'indagine non hanno risparmiato nessuno, ma Turco ha mantenuto la sua posizione fino alla fine.
Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ha commentato la decisione del giudice con soddisfazione, sottolineando come l'assalto dei pubblici ministeri sia fallito. Renzi, che era stato indagato due volte e prosciolto in entrambe le occasioni, ha ricordato come lo stesso pubblico ministero che ha arrestato i suoi genitori, poi ritenuto illegittimo, fosse coinvolto anche in questa inchiesta. La vicenda ha avuto un impatto significativo sulla sua carriera politica, ma ora Renzi può guardare avanti con maggiore serenità.
Maria Elena Boschi, ex ministro e stretta collaboratrice di Renzi, ha espresso sollievo per la fine di quello che ha definito un incubo. Anche Luca Lotti, difeso dal professor Franco Coppi e dall'avvocato Ester Molinaro, ha accolto con favore la decisione del giudice.




