Trump ferma l'attacco agli Houthi all'ultimo minuto, Araghchi vola all'Onu
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Redazione Esteri
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Le missioni diplomatiche statunitensi in Israele e in Medio Oriente hanno diramato un'allerta di sicurezza generale per i cittadini americani presenti nella regione. La misura, resa nota nelle scorse ore, riflette i timori di una rapida escalation legata al conflitto tra gli Houthi e l'Arabia Saudita, con possibili ripercussioni sulle rotte aeree e sulla sicurezza degli obiettivi occidentali.
Secondo quanto ricostruito dal New York Times, il presidente americano Donald Trump aveva dato il via libera a un'operazione militare congiunta con l'Arabia Saudita contro gli Houthi in Yemen. L'ordine sarebbe arrivato dopo una telefonata con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, che aveva sollecitato un intervento diretto per arginare l'offensiva del gruppo yemenita.
La decisione è però durata poche ore. A mezzogiorno di domenica, quando ormai i comandanti avevano approvato la lista degli obiettivi e le bombe erano state caricate sui velivoli pronti al decollo, Trump ha revocato l'ordine. Gli aerei sono rimasti a terra.
La maggior parte dei consiglieri del presidente si era espressa contro un coinvolgimento diretto nel conflitto yemenita. Pesano anche i precedenti: nella primavera del 2025, oltre cinquanta giorni di bombardamenti americani contro gli Houthi non erano bastati a fermare gli attacchi alle navi nel Mar Rosso, con un costo stimato in un miliardo di dollari in munizioni.
Sul fronte diplomatico, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è partito alla volta di New York per partecipare all'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Prima della tappa americana è prevista una breve sosta in Qatar.
A margine dei lavori dell'Assemblea, Araghchi ha incontrato il direttore generale dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica, Rafael Grossi, per fare il punto sulla cooperazione tra Teheran e l'organismo. Il capo della diplomazia iraniana ha legato ogni progresso sul dossier nucleare alla fine delle pressioni e all'abbandono delle richieste eccessive da parte degli altri attori coinvolti.
La visita di Araghchi arriva in un momento di forte tensione per il futuro dell'accordo sul nucleare. Il Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano ha annunciato la sospensione di fatto della cooperazione con l'Agenzia internazionale per l'energia atomica, in risposta alla decisione di Francia, Germania e Regno Unito di attivare il meccanismo di ripristino delle sanzioni Onu contro Teheran.
La mossa delle tre capitali europee, notificata al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite lo scorso 28 agosto, prevede il ritorno in vigore delle misure restrittive sospese nel quadro della risoluzione 2231 se, entro trenta giorni, l'organismo non dovesse votare per il mantenimento dell'esenzione. Il 19 settembre una bozza di risoluzione in tal senso è stata respinta per i voti contrari di nove membri, tra cui Stati Uniti, Regno Unito e Francia.
Sul terreno, gli Houthi hanno denunciato una serie di raid aerei sauditi nelle ultime ventiquattro ore contro le province di Taiz, Al-Jawf e Marib. Secondo il portavoce militare del gruppo, Yahya Saree, l'aviazione di Riad avrebbe utilizzato caccia F-15 e Typhoon decollati dalle basi di Khamis Mushait e Taif.
La coalizione a guida saudita ha accusato a sua volta gli Houthi di aver lanciato un missile balistico contro Riyadh all'alba, mentre un incendio è stato segnalato nei pressi dell'aeroporto internazionale della capitale.
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