Il Tar conferma lo stop all’offerta di Unicredit su Banco Bpm: slitta al 23 luglio

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il tribunale amministrativo del Lazio ha respinto il ricorso presentato da Banco Bpm contro la sospensiva di 30 giorni disposta dalla Consob lo scorso 22 maggio, confermando così il congelamento dell’offerta pubblica di scambio (Ops) lanciata da Unicredit. Una decisione che, sebbene attesa, ribadisce l’impasse in cui versano le trattative, legate soprattutto alle prescrizioni del golden power su cui il governo e la banca guidata da Andrea Orcel non hanno ancora trovato un’intesa.

La Consob, che aveva adottato la misura a maggioranza – con il voto decisivo del presidente Paolo Savona – aveva giustificato lo stop sostenendo che l’incertezza sugli esiti dei negoziati avrebbe potuto influenzare "in modo significativo" la valutazione degli azionisti delle due società. Un’argomentazione che il Tar ha ritenuto valida, respingendo la richiesta di revoca avanzata da Banco Bpm e allineandosi, di fatto, alla scadenza fissata dall’autorità di vigilanza: l’Ops, inizialmente prevista per il 23 giugno, è stata così prorogata al 23 luglio.

Da parte sua, Banco Bpm – attraverso le parole del presidente Massimo Tononi e dell’ad Giuseppe Castagna – ha dichiarato di "prendere atto" della pronuncia, pur sottolineando come il contesto rimanga invariato. "Siamo ormai abituati, da sette mesi, a non avere chiarezza sui tempi e sulle reali intenzioni dell’offerente", hanno affermato i vertici, ricordando la durata "straordinaria" dell’operazione, che ha superato i canonici cinque mesi per avvicinarsi agli otto.

Quello che emerge, al di là delle posizioni ufficiali, è un quadro in cui l’iniziativa resta saldamente nelle mani di Unicredit. La banca, che nelle scorse settimane ha ridimensionato le possibilità di successo dell’Ops ("circa il 20%, o meno", secondo Orcel), dovrà ora attendere il 21 giugno – data in cui il cda è chiamato a esprimersi sul futuro dell’operazione – per decidere se insistere o abbandonare la partita. Intanto, il governo continua a mantenere una linea prudente, consapevole che ogni passo falso potrebbe ripercuotersi non solo sul mercato, ma anche sul delicato equilibrio del settore bancario.

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