Sveva Fede rompe il silenzio: «Da mia sorella solo falsità, le quattro ville non esistono»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Sveva Fede, la secondogenita del giornalista Emilio Fede e di Diana De Feo, ha deciso di interrompere il lungo silenzio che ha accompagnato la complessa vicenda ereditaria finora riservata alla sfera privata, per rispondere a quelle che definisce "solo falsità" provenienti dalla sorella maggiore Simona, in un'intervista al Corriere della Sera.

«Non per me, ma per i miei genitori»

Sono settimane di indiscrezioni e di procedimenti giudiziari, eppure le parole di Sveva trasmettono più amarezza che risentimento, più dolore che astio verso colei che è stata una sorella e che ora, come dice lei stessa in modo netto, "non penso più che sia una sorella". Il punto centrale del suo intervento, che si sviluppa con tono fermo e misurato, è la difesa della memoria dei genitori: "Sono molto amareggiata, soprattutto per il ricordo di mamma e papà".

Le contestazioni della sorella maggiore

La disputa, esplosa dopo la scomparsa di Emilio Fede avvenuta nel 2025 e già in parte alimentata dalla morte della madre Diana De Feo nel 2021, ha assunto i contorni di una vera e propria battaglia legale con accuse di circonvenzione d'incapace e la denuncia della sparizione di un patrimonio che, secondo Simona Fede, comprenderebbe denaro, gioielli, opere d'arte e addirittura quattro ville.

La figlia maggiore della coppia, assistita dall'avvocato Daniele Bocciolini, si è detta penalizzata dalla ripartizione dei beni e ha chiesto una verifica approfondita su conti correnti e valori patrimoniali, compresi quelli eventualmente detenuti all'estero, spingendo gli inquirenti verso nuovi accertamenti sui quali il gip dovrà esprimersi.

La replica di Sveva Fede

Sveva, dal canto suo, non solo respinge le accuse con decisione, ma bolla come inesistenti le proprietà immobiliari che la sorella dice essere scomparse: "Le quattro ville non esistono", afferma senza tentennamenti, aggiungendo con un certo distacco ironico che se mai venissero effettivamente trovati soldi oltre confine ne sarebbe felice anche lei, perché significherebbe che quei fondi esistono davvero.

La difesa della secondogenita, che ha sempre evitato di esporre pubblicamente le questioni domestiche assieme al marito e ai due figli, si basa sulla volontà testamentaria espressa dai genitori, una scelta che lei definisce chiara e che non intende mettere in discussione nonostante le tensioni e le accuse formali.

Un confronto segnato dal dolore

La voce di Sveva Fede, durante il colloquio, si incrina soltanto un istante; un cedimento che rivela come il confronto sia segnato più dalla ferita personale che dalla volontà di alimentare lo scontro giudiziario. La sua posizione, espressa con parole misurate e senza alzare i toni, è che il testamento rappresenta la volontà dei genitori e che le contestazioni della sorella maggiore, basate su un patrimonio che lei definisce in parte inventato, non corrispondano al reale stato delle cose.

La vicenda, che ha ormai superato i confini della sfera privata per diventare un caso mediatico, resta affidata alle verifiche degli inquirenti e ai prossimi sviluppi processuali.

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