Incendio in appennino, vigili del fuoco al lavoro tutta la notte

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il fuoco, alimentato da una vegetazione secca e da un vento che non accenna a calare, continua a divorare il bosco di Biagioni, località del comune di Alto Reno Terme stretta tra le province di Bologna e Pistoia. Dalle prime ore del pomeriggio di Pasqua, quando le fiamme sono state avvistate lungo il crinale appenninico, la macchina dei soccorsi si è messa in moto senza soluzione di continuità. Erano sette le squadre dei vigili del fuoco – un numero che da solo restituisce la complessità dell’intervento – a operare per tutta la notte, affiancate da tredici automezzi pesanti e leggeri, tutti coordinati dal Direttore delle Operazioni di Spegnimento (il cosiddetto D.O.S.). Nessuna abitazione, va detto, è stata finora coinvolta dalle lingue di fuoco; un elemento che ha permesso ai tecnici di concentrare le risorse sull’argine del fronte principale, senza dover gestire anche evacuazioni civili.

L’arrivo dei mezzi aerei con le prime luci dell’alba

Con lo schiarirsi del cielo, atteso per le prime ore del mattino, il dispositivo antincendio ha potuto contare su un supporto finora precluso dall’oscurità: l’elicottero Drago 147, in forza al Reparto Volo di Bologna, ha preso il largo seguito da un Canadair della flotta aerea nazionale. Quest’ultimo, fondamentale per gli spegnimenti in zone impervie come quella del crinale tosco-emiliano, è in grado di riversare migliaia di litri d’acqua in pochi secondi, un’azione che a terra nessun mezzo potrebbe replicare con la stessa efficacia. Il loro intervento, seppur tardivo rispetto allo scoppio del rogo, rappresenta il tentativo più concreto di circoscrivere l’area prima che le fiamme superino il confine amministrativo tra le due regioni.

La geografia del rogo: un confine sensibile

L’incendio è divampato in un punto preciso, e non casuale: la frazione di Biagioni, nell’Appennino tosco-emiliano, sorge esattamente sul crinale che separa la provincia di Bologna da quella di Pistoia. Una posizione che complica non poco il coordinamento delle operazioni, costringendo le sale operative dei due comandi provinciali a scambiarsi informazioni in tempo reale. Il fronte delle fiamme si è allungato, nelle ore notturne, fino a lambire l’abitato di Pracchia, piccolo centro pistoiese noto per la sua stazione ferroviaria e per i boschi che lo circondano. Non si segnalano, al momento, feriti né intossicati tra la popolazione, ma l’allerta resta massima.

Un’operazione complessa e senza soste

Sul posto, gli operatori hanno lavorato a turni serrati per evitare che il vento, elemento imprevedibile in queste ore, riaccendesse focolai già domati. Le sette squadre – composte ciascuna da personale specializzato negli incendi boschivi – hanno dovuto affrontare non solo il calore e il fumo, ma anche l’asperità del terreno: pendii ripidi, assenza di strade carrabili e una visibilità notturna ridotta all’osso. Dei tredici automezzi impiegati, molti sono fuoristrada allestiti per il trasporto d’acqua e per l’avanzamento su sentieri sterrati. Il coordinamento affidato al D.O.S. si è rivelato cruciale nella gestione delle risorse, evitando sovrapposizioni tra le squadre a terra e i mezzi aerei che, con l’alba, hanno preso il controllo del cielo sopra Biagioni.

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