Benevento, bufera sull'asilo delle suore: divieto di dimora per tre religiose e due maestre
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La quiete di piazza Ponzio Telesino, nel cuore del rione Triggio, è stata squarciata da un’ordinanza della magistratura che ha imposto il divieto di dimora nel comune di Benevento a cinque donne, tre delle quali suore – due provenienti dal Madagascar e una dalle Filippine – e due educatrici del luogo, tutte sospettate di maltrattamenti aggravati su minori. L’inchiesta dei Carabinieri, coordinata dalla Procura, si concentra sulla scuola dell’infanzia gestita dalla congregazione delle Battistine, frequentata da bambini di età compresa tra i dieci mesi e i tre anni, i quali, stando a quanto emerso dalle indagini, avrebbero subito comportamenti vessatori. Un cartellone apparso davanti alla struttura, con la scritta «La scuola degli orrori», ha sintetizzato, in modo brutale, lo sgomento e la rabbia che hanno investito l’intero quartiere, mentre i genitori, già una dozzina, si stanno organizzando per costituirsi parte civile, affidandosi a legali per seguire il procedimento giudiziario.
Le indagini dei carabinieri e il provvedimento cautelare
L’esecuzione del provvedimento, avvenuta nel pomeriggio di giovedì, segue un periodo di accertamenti che ha portato i militari a ritenere sussistenti gravi indizi di colpevolezza sulle cinque donne, accusate di agire in concorso tra loro. Il divieto di dimora, misura cautelare personale, è stato applicato in attesa che l’iter processuale faccia piena luce sui fatti contestati, i quali – è bene sottolinearlo – rimangono al vaglio della giustizia. La decisione del giudice, che non prevede la custodia in carcere ma l’allontanamento coatto dalla città, riflette la necessità di prevenire possibili interferenze con le indagini in corso, garantendo al contempo, in questa fase, la distanza fisica dalle famiglie coinvolte.
Le testimonianze e la ricerca di verità
Quel che emerge, al di là delle formule giuridiche, è un quadro di sofferenze silenziose e di segni lasciati sui corpi dei più piccoli, come i lividi riportati da alcuni, e sui loro comportamenti, mutati in pianti inconsolabili e in una paura inspiegabile all’idea di tornare in quella che doveva essere un luogo sicuro. I racconti dei genitori, frammentati ma concordi nel descrivere un clima di terrore, hanno spinto molti di loro a unirsi nella richiesta di giustizia, cercando attraverso gli avvocati una risposta chiara a eventi che hanno segnato profondamente i loro figli. La loro determinazione, lontana da ogni desiderio di fare clamore, si concentra esclusivamente sulla ricostruzione dei fatti, affinché ogni responsabilità sia accertata con rigore.
Il contesto e le implicazioni dell’inchiesta
La presenza di personale religioso tra le indagate conferisce alla vicenda una dimensione ulteriore, che travalica l’ambito strettamente giudiziario per investire la sfera della fiducia riposta in un’istituzione educativa di ispirazione cattolica. Le suore, così come le due maestre laiche, si trovavano in una posizione di autorità e di cura, il cui presunto tradimento rappresenta, per le famiglie, un motivo di profonda amarezza. L’inchiesta procede ora lungo due binari paralleli: quello penale, che dovrà stabilire l’eventuale fondatezza delle accuse, e quello civile, con i legali dei genitori che preparano le costituzioni di parte civile, un percorso che, inevitabilmente, prolungherà nel tempo la ricerca di una verità definitiva.




